ELFO PUCCINI: Un «Commesso» di rara intensità

Nella bella edizione di «Morte di un commesso viaggiatore» di Arthur Miller curata da Elio De Capitani, nuovamente con successo all'Elio, si respira l'aria claustrofobica di una famiglia che dimostra ancora una volta di essere terreno nel quale dei fattori che agiscono al suo interno, possono avere conseguenze umanamente invalidanti. Si sente la gabbia di dover essere vincenti a tutti i costi secondo la visione del mondo del padre, Willy Loman, interpretato splendidamente da Elio De Capitani, un'interpretazione ricca di umanità e di colori emotivi, tesa tra rabbia, disperazione, senso di sconfitta, volontà di riscatto attraverso i figli ma mai disposto a fare un passo indietro per fare spazio all'altro. Un uomo che non è mai cresciuto avvoltolato in un intrigo di bugie, sogni, speranze, che non riesce a vedere, o forse non è mai riuscito a vedere, la realtà. Non conosce né se stesso né chi gli sta accanto, i figli, Biff, il bravo tormentato Angelo Di Genio, e l'inetto Happy, l'altrettanto bravo Marco Bonadei, sono due falliti che non sono riusciti ad uscire dalla gabbia paterna di illusioni a buon mercato e la madre di Cristina Crippa è una donna amara nel suo essere eroina del grigio della vita. L'intenso spettacolo, molto ben diretto si muove con armonia tra passato, presente, sogno e realtà, quasi fosse un monologo interiore di Loman popolato da concreti fantasmi. Da vedere.

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