ELFO PUCCINI: «Siamo tutti commessi viaggiatori»

Elio De Capitani ha la stessa età sia del prof. Hector con cui è sbandato in moto per 250 sere in «History boys», sia di Willy Loman con cui morirà per incidente d'auto dal 10 gennaio all'Elfo-Puccini in «Morte di un commesso viaggiatore», cavallo di battaglia di grandi come Stoppa, Buazzelli, Salerno, Orsini. L'attore e regista si è buttato a capofitto, col rischio di ferirsi la coscienza, nel famoso testo di Arthur Miller scritto nel 1949 su dolorosi suggerimenti biografici.

«Ho recuperato, tra parentesi, anche il primo titolo, "The inside of his head", per chiarire come gran parte dell'azione si svolga nella testa del protagonista, eliminando ogni regola logica di realismo giacché ogni pulsione, pensiero, fantasia, battuta somigliano maledettamente a un sogno visione. La scelta è l'introspezione, tutto è nei pensieri di Willy che libera un flusso immaginifico dove i tempi si confondono». Cristina Crippa, moglie vera e finta di De Capitani, che sfodera l'istinto materno più per il marito che per i figli, riporta dall'autobiografia di Miller parole illuminanti sulla nascita del testo che Visconti fece conoscere in Italia: «…tagliare il tempo come un coltello che affonda in una torta a strati, una forma che mostri passato e presente senza interromperne il flusso».

Insomma: tutto ciò che siamo è in ogni momento vivo in noi, il mondo è quello che accade, Bausch o Wittgenstein, il nodo è quello. «All'Elfo l'abbiamo intuito da sempre, stiamo seguendo ora la scia di questo sogno americano partendo dal melò sociale alla Fassbinder fino agli "Angels" di Kushner e poi tornando ai suoi co-ispiratori Williams e Miller, diversi ma complementari. Sono una bella sfilza di bugiardi, compreso il Caimano e ci aggiungo il Ray Cohn di "Angels" e Nixon: da anni indago nella psiche di mentitori cronici come è Loman: sognare, far finta, simulare, immaginare, sono verbi importanti per attori in cerca di una "verità scenica" fatta solo di menzogne. Ma la vita sta facendo al commesso Willy quello che non vorremmo mai facesse a noi e allora si difende con l'illusione».

La bugia made in Usa è speciale, è il bisogno di un sogno avvelenato da percentuali, rate del frigo, bilanci: sul commesso viaggiatore scrisse pagine memorabili per primo Balzac nel racconto «L'illustre Gaudissart», il personaggio è radicato nella commedia umana. «Usi e costumi vengono dall'America, dove da vecchi la pensione è sostituita dall'appoggio dei figli, ma anche i loro sogni si sono rimpiccioliti come le illusioni. Tutto nella testa, niente riferimenti a film o generi, a swing 78 giri, alla fuga del cow-boy, siamo senza rete. Perché il commesso non è un borghese stantio, la collusione con la realtà sociale economica di oggi è evidente, tanto che Willy potrebbe abitare in un condominio di Gallarate, siamo dalle parti di "Rocco e i suoi fratelli" e del primo Testori. Vedo tanti Willy Loman in treno, nel metrò, al bar, in stazione e anche in teatro, sogno autoreferenziale di rabbie e di speranze come quello del commesso per l'adorato figlio Biff, fatto della pasta delle sue stesse bugie, ribelle, hippy che non accetta le regole ufficiali della sopraffazione civile. I figli per lui sono tutto, il riscatto delle sue sconfitte nella gara coi cugini, quei figli belli come Dei, risarcimento morale sulle grandi speranze dickensiane non avverate». E all'inizio puntualmente Angelo Di Genio e Marco Bonadei si denudano e si abbracciano come fossero una cosa sola, li si vede nel poster nonostante qualche limatura censoria: «Nudi e belli perché il fisico è dominante e illusorio, mentre il cugino è grasso. E Miller era stato sconvolto dalla sensualità del "Tram" di Williams».

De Capitani vede questo spettacolo dalla linea drammatica virile, solo a Milano in questa stagione, come il proseguimento di un viaggio con alcuni dei giovani straordinari di «History boys». Oltre a Gabriele Calindri, Federico Vanni, Alice Redini, Marta Pizzigallo, ce ne sono quattro, bravissimi, nel Commesso: Di Genio, Bonadei, il fratello più riconciliato, Vincenzo Zampa e Andrea Germani. «Di questi ragazzi in quattro anni ho saputo molte cose della loro vita e la scelta dei ruoli stavolta non è solo artistica, ma anche umana. In my head so che l'amalgama è perfetto, sia io che Cristina e i ragazzi abitiamo questi personaggi con cose nostre. Io certo non sono infelice, ma il segreto del teatro è immedesimazione e solidarietà: guarda caso feci da giovane per un mese il commesso viaggiatore, vendevo la crema lavamani ai meccanici: un solo cliente. Ma tutti siamo commessi viaggiatori. La relazione tra questo mestiere e quello dell'attore, entrambi girovaghi che offrono qualcosa, è molto meno casuale di quanto possa sembrare».

.