ELFO PUCCINI: La sana follia di Adalgisa in «Lola che dilati la camicia» all' Elfo

Sepolta viva alla disperata ricerca d'amore. Adalgisa Conti "la pazza improduttiva e strana, senza figli non si sa perché" trova ragione e voce nella lancinante pièce "Lola che dilati la camicia", spettacolo cult rimesso in scena dall''Elfo Puccini. Prosa autobiografica di deflagrante impatto emozionale tratta dall'epistolario e la cronistoria che Luciano Della Mea ha raccolto nel libro "Gentilissimo sig. Dottore. Questa è la mia vita".

Pagine che squadernano un dolore assoluto, drammaturgicamente rese in traumatica memoria che si trasforma in un sudario tatuato di parole dalla forza tellurica. Non è fantasia, non è finzione, è vita che " in verità a volte non è punto bella". Adalgisa salutò il mondo all'età di ventisei anni, il 17 novembre 1913, ricoverata per volontà del marito, fine pena mai, al Manicomio di Arezzo, per sindrome malinconica e delirio di persecuzione.

Eccola in scena, sperduta e delirante, corpo, voce, battito cardiaco di una superlativa Cristina Crippa, che ospita senza pudore e con straziante tenerezza, il lungo gemito e lo smarrimento di questa donnina che attraversa l'inferno manicomiale per ascendere al Golgota dell'alienazione mentale coatta. Il suo racconto affonda nella grana profonda della pelle, libra sul palcoscenico tappezzato di lenzuola lise dal tempo e dall'empietà, scava negli anfratti, nelle schegge di memoria, rimesta nel passato.

Povera anima confusa, ormai bistrattata, umiliata, inchiodata a un destino infame che cerca disperatamente una via d'uscita, attraverso quelle lettere, alla madre, al marito boia Probo, al dottore l'unico che può liberala. Poi dal 1914 in poi, silenzio. Adalgisa non scrive più, si arrende a chi la vuole matta a tutti i costi e passa al reparto agitate. Il segno registico di Baliani crea un'atmosfera empatica, subito siamo trascinati a forza in quel luogo obliato, instradati dal rito della tinozza, scena d'incomparabile impatto sacrale, che spalanca le porte alla tragedia di quell'anima scuoiata che fa scempio di sé, dei suoi furori e dei suoi sogni spezzati. A colmare quel bisogno di calore irrisolto, compagna di detenzione e nutrice, è l'infermiera incrollabile e chioccia della potente Patricia Savastano, testimone e compagna fedele per oltre sessantacinque anni della "pazza" Adalgisa. Impossibile dimenticare l'urlo senza voce di munchiana memoria della protagonista ormai novantenne, dichiarata demente e incurabile, giunta allo spasimo finale. Da non perdere.

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