ELFO PUCCINI: Adalgisa nel «labirinto» della follia

[…]
Al lume di fioche lampade una giovane rannicchiata su una sedia volge le spalle al pubblico mentre un'altra indugia accanto a una tavola per sistemarvi strisce di lenzuola. Anche chi è arrivato in teatro ignorando tutto del copione che Luciano Della Mea ha realizzato sulla base dell'autobiografia di Adalgisa Conti, costretta a trascorrere ben 65 anni in manicomio, capisce ben presto che la donna seduta è precipitata in quel momento nella «fossa dei serpenti», mentre alla sua compagna è delegato il ruolo di infermiera.

Un verso storpiato di Cavalleria Rusticana, a suo tempo fatto proprio dalla poetessa Alda Merini, è stato assunto come titolo della rielaborazione drammaturgica delle pagine autobiografiche della Conti.

La regia si è meritoriamente tenuta lontano dallo scontato dramma di denuncia e dagli altrettanto logori schemi del cosiddetto teatro-documento evitando altresì il fin troppo facile processo all'istituto manicomiale.

[…]
Cristina Crippa si è immedesimata con ammirevole intensità nel dramma della protagonista corporizzando le ansie, le incredulità, i turbamenti di cui la stessa Adalgisa aveva reso testimonianza nelle numerose «lettere al dottore» scritte nei primi mesi del suo ricovero, prima di precipitare nell'infero girone degli agitati da cui sarebbe riemersa soltanto nell'estrema vecchiaia.

Bravamente truccata in scena dalla sua partner, la Crippa s'è alla fine piegata nella sconvolgente figurazione dell'Adalgisa ormai novantenne rimeritandosi i reiterati e prolungati applausi finali, condivisi dalla «infermiera» Patricia Savastano.

.