ELFO PUCCINI: DUE GENERAZIONI A CONFRONTO NELL'ECLISSE DI JOYCE CAROL OATES

"L'eclisse" di Joyce Carol Oates approda in prima nazionale al Teatro Elfo Puccini. Dramma in otto scene che si sviluppa in un interno borghese, in "Eclisse" vediamo due generazioni a confronto, quella di madre e figlia, rispettivamente interpretate da una convincente Ida Marinelli ed Elena Ghiaurov. Lo spettacolo è anche un'occasione per vedere due attrici figlie di un'educazione teatrale totalmente agli antipodi. Nonostante Ida Marinelli sia partita dalla scuola di recitazione del Piccolo e la Ghiaurov dalla civica Paolo Grassi, immediata è la percezione di uno stile differente: da una parte siamo di fronte ad un'impostazione accademica manierista, figlia del teatro di Luca Ronconi, nella Marinelli invece, traspare la spontaneità e l'immersione totale nel personaggio che interpreta, rendendolo maggiormente credibile.

"Eclisse" diretto da Francesco Frongia, si accosta dopo "Nel buio dell'America", messo in scena nel 2010, al secondo atto unico del dittico della scrittrice americana. Siamo di fronte alla storia di due donne, una madre imbevuta del senso tragico della vita alla quale si oppone un'algida ma fragile figlia femminista. La scena si apre con una messa a fuoco dell'interno dell'appartamento delle due donne di ritorno dal supermercato dove hanno fatto la spesa. Sono la stravagante Muriel (Ida Marinelli) ex professoressa di scienze e Stephanie (Elena Ghiaurov), sua figlia, un'attivista che lotta per la formazione di un partito politico femminile. Lo spettatore assiste come una sorta di voyer alla messa in scena dei segreti più intimi delle due donne. Lo sguardo del regista coincide con quello del pubblico. Al pubblico viene svelato lentamente il loro rapporto, i sogni segreti, le angosce e le aspirazioni che incorrono nelle increspature della nostra società, con tenera ironia ed un finale inaspettato. Nel guardare questo spettacolo, commovente, ma al contempo aspro e divertente, non si può fare a meno di sentirsi immersi in un'atmosfera delirante. La pazzia di Muriel risulta credibile e ciò forse è reso possibile anche grazie alle musiche che sembrano rimandarci ad alcuni film di Corman o di Hitchcock e al loro mood delirante. Difatti l'appartamento, con i suoi colori ed i suoi arredi, potrebbe benissimo essere lo studio di uno psichiatra.

All'interno di questo studio le protagoniste si studiano ed imparano quanto è difficile vivere insieme. Nello spettacolo le due donne si affrontano, si attaccano, divise dalle differenze generazionali e dalle scelte personali. Muriel Washburn è una donna combattiva e sconvolta, sempre più incline verso una demenza che è insieme un rifugio e una via di fuga. Muriel è vittima dell'incessante ricerca di un equilibrio celeste che possa influire sul suo squilibrio terrestre. Viene accudita dalla figlia Stephanie, dolce ma determinata, brama per fare i conti con la propria storia. E in tutto questo elemosina l'affetto della madre, che si rivelerà essere più forte di lei. La vera sconfitta di questo dramma è proprio Stephanie, completamente schiava dell'amore della madre. In questa direzione, i sentimenti di Stephanie sono intrisi di una forte componente pasoliniana. La relazione tra le due donne procede tra i fantasmi del passato ed i sogni sul futuro che rischiano di mutarsi in visioni mostruose.

Uno spettacolo molto intenso che cerca di scandagliare le situazioni quotidiane con i suoi continui passaggi dalla luce all'ombra nella mente umana. Entrambe comunque restano travolte dal destino che le lega l'una all'altra in un rapporto di vittima-carnefice creato dalla dipendenza affettiva. Stephanie vuole a tutti costi vedere una foto del padre che non ha mai conosciuto e che le ha abbandonate quando aveva appena quattro anni. La madre di tutta risposta le dà una foto di Errol Flynn e fantastica su amanti ed ammiratori, regalandoci nel sottofinale un'immagine onirica sulle note di un passionale tango, in un testo dove paure ed ambizioni ribaltano i luoghi comuni.

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