ELFO PUCCINI: SITUAZIONI QUOTIDIANE AD ALTA CARICA EMOTIVA

La scena è un interno borghese intellettuale, con mobili vintage e pile di libri accatastate a terra. A ritagliarla due semicerchi neri, come un cannocchiale o un buco della serratura da cui spiare un microcosmo intimo e privato, specchio di un'esperienza universale e dolorosa. Quello che ritrae Joyce Carol Oates nell'atto unico L'eclisse è infatti il rapporto di amore-odio, le dinamiche reciproche di vittima-carnefice che legano una figlia a una madre anziana che sta isolandosi in un mondo tutto suo, creato dalla mente. La demenza senile, forse l'Alzheimer, forse più semplicemente l'arroccarsi ostinato in fantasie vissute come reali, non importa. Conta la verità, e ce n'è molta nel testo della Oates scelto da Francesco Frongia che torna all'autrice americana dopo Dissonanze, anch'esso nella raccolta Nel buio dell'America (Sellerio ). Una verità da mettere a fuoco a distanza, suggerisce la regia con la sagoma che racchiude il palco, per non lasciarsene travolgere. Il testo lo fa con ironia tagliente e tragicità mai melodrammatica, delineando la madre con eccentricità non forzata, molto tenera. Muriel è vitale, difficile e combattiva ma aperta alla risata risolutiva, anche se i fantasmi del passato diventano ossessioni paranoiche (il provveditorato che la spia, è un'insegnante in pensiohe) e le immagini della mente (l'ammiratore inesistente) hanno il sopravvento sulla realtà. Il suo rapporto con la figlia, femminista in carriera, è scontro e rivalità, ma anche legame ombelicale che per l'altra è diventato prigione e schiavitù. C'è una forte densità emotiva sotto le situazioni quotidiane dipinte con finezza negli otto quadri della pièce, dalla spesa alla visita dell'assistente sociale, e la regia di Frongia - ben assecondata dalla recitazione antinaturalistica dell'ottima Ida Marinelli e di Elena Ghiaurov - la fa emergere dando forma visibile all'onirico con un crescendo di luci e sonorità stranianti e immagini potenti. Fino al bellissimo finale, dove la tragedia si trasfigura in sogno leggero a passo di tango.

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