ELFO PUCCINI: La palestra della felicità

Vedendo "La palestra della felicità" di Valentina Diana, mi sono chiesto più volte se stavo vedendo uno spettacolo di "contenuto" o "d'interpretazione"; secondo me siamo di fronte ad un teatro in cui la prova degli attori sovrasta il testo. La drammaturgia di Valentina Diana è contemporanea, volutamente sopra le righe, in alcuni momenti è incomprensibile e, da un certo punto di vista, intrinsecamente, è come ascoltare un pezzo musicale di Luigi Nono. Siccome non c'è un tangibile filo al quale aggrapparsi per seguire lo spezzettato racconto, ognuno degli spettatori è libero di afferrare lo schema che più gli si confà e proseguire per quella via; un indirizzo, comunque, che l'autrice del testo, mi pare, non ci dica e ci lasci liberi di rimanere in balia delle emozioni, o dell'indifferenza. Alla folta "prima" una parte del pubblico ha mostrato di divertirsi alla grande e questo significa che, secondo questi spettatori, c'è stata una bella fusione fra interpretazione e dialogo. Secondo il mio modo di vedere, uno spettacolo così concepito e una drammaturgia elaborata in questo modo sono un bell'esercizio di stile che mette in gioco le doti di scrittura dell'autore, le proprie elaborazioni linguistiche, e una "palestra" per gli attori che possono giocare attraverso un ventaglio di situazioni e interpretazioni con le quali mettere alla prova le loro capacità istrioniche. Tornando alla drammaturgia, composta da alcuni episodi sempre a due personaggi, notiamo che il metaforico cerchio che lega lo spettacolo alla fine si chiude e c'è un gioco d'incastro che ci dà l'illusione di chiarezza. Ma (e di questo ne sono convinto) non è indispensabile vedere uno spettacolo che sia secondo i nostri parametri e risulti comprensibile e "normale"; a volte è piacevole rimanere colpiti da sorprese del tutto inaspettate e godere per la scoperta fatta e così facendo scopriamo un lato inaspettato di noi stessi… "La palestra della felicità" è una messinscena anomala, che potrebbe stimolare quella corda intima che suscita le emozioni. Alquanto volonterosi e spiritosi i due attori in scena Elena Russo Arman - anche regista - e Cristian Giammarini.

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