ELFO PUCCINI: LA MOGLIE. Viaggio alla scoperta di un segreto

Due giovani innamorati, una nottata di primavera, e l'intermittenza fluorescente delle lucciole nel buio. Ma ecco che lui comincia a parlare di scienza, e dell'irresistibile fascino dell'avanzamento del sapere. Nulla di strano: quel ragazzo è Enrico Fermi, e al suo fianco c'è Laura, che di lì a poco diventerà sua moglie.
Le presta voce e corpo, nello spettacolo La moglie, Cinzia Spanò, sola su un palco semivuoto e in penombra, come una vecchia casa in dismissione. La donna ripercorre con un'urgenza via via più febbrile le circostanze del fidanzamento, per poi arrivare là dove la memoria sembra essersi incagliata: l'arrivo della coppia in New Mexico, a Los Alamos, dove in grande segretezza scienziati provenienti da tutto il mondo lavorano per il Progetto Manhattan. Nessuno sa niente, fuori, mentre la seconda guerra mondiale divampa. Ma il silenzio e la reticenza si infiltrano anche nelle case, nelle conversazioni, nei rapporti umani, fino a contagiare come un morbo anche la psiche di Laura.
Cinzia Spanò, anche autrice del testo, si sottrae al rischio di una mera ricostruzione storica, per addentrarsi invece nelle contraddizioni dell'animo, sondando gli scivolosi confini tra l'ossessione della conoscenza, e la tentazione dell'inconsapevolezza. A conferma della necessità drammaturgica di non limitarsi a una semplice ricostruzione dei fatti, il copione propone un controcanto mitico: Laura è Psiche, divisa tra il desiderio di conoscere l'identità dell'innamorato e la paura di spezzare l'incanto. La scelta, se a tratti si colloca sul crinale del didascalico, ha però il merito di conferire alla vicenda una dimensione archetipica e universale, complice anche l'indubbia capacità comunicativa ed empatica della brava interprete. Non è l'unica contaminazione di genere: La moglie (diretto da Rosario Tedesco) sembra a tratti sconfinare nei territori del giallo, o del thriller psicologico. La realtà, agli occhi di Laura, pare progressivamente perdere i suoi rassicuranti contorni, e presentarsi sotto spoglie oscure ed inquietanti: persino le montagne paiono incombere in modo sinistro su Los Alamos, minacciando pericolo e morte. Siamo noi a trasfigurare la realtà quando ci facciamo prendere dalle nostre ossessioni? Oppure ci sono momenti in cui riusciamo improvvisamente a vederla senza veli? Se l'uscita dalla caverna è sempre augurabile, Cinzia Spanò suggerisce che quello che troveremo fuori potrebbe non piacerci per nulla.

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