ELFO PUCCINI: "La moglie", Laura ed Enrico Fermi a Los Alamos: un amore "ferito" dal segreto dell'atomica

L'amore è una ferita. Proviamo a immaginare una donna costretta all'improvviso, per seguire il marito, a vivere sotto falso nome in una "prigione dorata" lontano da casa senza che nessuno, nemmeno l'amato, le spiegasse il perché. Ogni domanda al consorte trova risposta solo nel silenzio, e un'ombra pesante cala tra i due. La moglie si accorge così di non conoscere, come invece pensava, l'uomo che le sta accanto e per questo prova dolore e sgomento. Come nella favola di Amore e Psiche. E come l'amore sconvolto, e poi ricomposto, di Laura Capon per Enrico Fermi negli armi terribili della guerra. Lei non sapeva, e non poteva sapere per «ragioni di Stato», di trovarsi in una città fantasma dove il marito contribuiva, di nascosto, alla costruzione della bomba atomica. Ma è di fronte al misterioso silenzio di lui che il dubbio l'assale: cosa si nasconde dietro il segreto del suo sposo? Per scoprirlo deve solo dissobbedire, rinunciare a un ruolo subalterno e guardare con occhi diversi la realtà. Perché, come aveva imparato proprio da lui, «l'ignoranza non è mai meglio della conoscenza». A questa vicenda intima e straziante è ispirato il testo La moglie. Viaggio alla scoperta di un segreto, scritto e interpretato da Cinzia Spanò per la regia di Rosario Tedesco, in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano fino al 12 marzo.

È Laura che racconta il suo dramma, con tenerezza, sconcerto e, a tratti, con ironia. Subito dopo aver ricevuto il premio Nobel per la fisica, a Stoccolma, nel novembre del 1938, Enrico Fermi, scopritore dei neutroni lenti, e la moglie, figlia di un ammiraglio di origine ebrea, decidono di fuggire negli Stati Uniti per sottrarre lei alle persecuzioni razziali volute da Mussolini. Lasciata la cattedra all'università di Roma, lo scienziato, uno dei massimi esperti al mondo di meccanica quantistica, va a insegnare a Chicago dove si stabilisce con la famiglia. Ma quando scoppia la seconda guerra mondiale viene chiamato dalle autorità americane a lavorare nel centro di ricerca di Los Alamos, una località "top secret" costruita apposta nel deserto del Nuovo Messico e non segnata nemmeno sulle cartine. Deve realizzare, insieme con un pool di colleghi provenienti da diversi Paesi e guidati da Robert Oppenheimer, il progetto denominato "Manhattan". Si tratta, in pratica, di sviluppare gli studi sulla fissione nucleare per mettere a punto la prima bomba atomica, ritenuta l'unica arma capace di sconfiggere il nazismo dilangante in Europa. Nessuno, però, lo doveva sapere, in quel bunker senza telefoni e uffici postali dove era proibito persino pronunciare il nome della città, un luogo nel quale tutti, compresi i tecnici e gli impiegati, sono soggetti a severe regole militari.

Laura descrive le sue «giornate piene di nulla» vissute con un'angoscia crescente, tra chiacchiere salottiere e allarmi che scattano all'improvviso gettando nel panico gli abitanti della piccola comunità. Finché un giorno, stanca di non capire, si ribella e scopre, dalle cartelle cliniche nell'ambulatorio medico, che decine e decine di persone che vivono a Los Alamos sono morte o si sono ammalate a causa delle radiazioni. Solo allora, di fronte all'evidenza, può avvenire il chiarimento con il marito. Ma la ricerca nucleare continua anche quando i tedeschi si arrendono. Fino alla tragedia di Hiroshima, il 6 agosto del 1945. La storia si conclude con Laura che ricorda il marito morto nove anni dopo e lo sogna mentre la porta via, insieme con quelle lucciole che avevano visto vagare nel buio durante la loro prima, romantica notte d'amore.

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