ELFO PUCCINI: La mia vita era un fucile carico

Emily, seduta a un tavolo, fissa il pubblico: il colletto e la sobria gonna ottocentesca, i capelli tesi in una crocchia castigata, ma col rossetto rosso sulle labbra. Il racconto su Emily prende il via con un incendio urlato a piena voce: è un allarme elettrico a battezzare la sua storia, l'annuncio di un disastro di fuoco – mentre l'acquerello del fondale cambia di continuo, forse è già tramonto, oppure l'alba. Una clausura da anima fragile e quasi malaticcia, sepolta viva là fra le colline, segna la vicenda umana della Dickinson: Emily non si è mai spinta oltre il giardino di suo padre "verso alcuna casa o città" e ha trascorso i suoi anni ritirata in una stanza ad Amherst nel Massachusetts.

Non lascia tregua la Russo Arman, che catapulta lo spettatore nel tumulto del petto di Emily, nelle frequenze altissime e allucinate del ronzio poetico che abita, e a tratti stordisce, la sua mente. Sembra che l'attrice, che si è occupata anche della drammaturgia e regia, sia decisa a sgomberare l'idea di una Dickinson innocua e passita, rivelandoci il fervore segreto e la vitalità ossessiva di quella vita reclusa. Presenza sorella o forse carnefice, la musicista Alessandra Novaga suona – a volte improvvisando – quello che a parole non riesce a essere detto: con furore artigiano fa vibrare la chitarra elettrica, la sfianca con un archetto, la tambura con le dita, sembra Vulcano nella sua fucina. Emily è travolta da quel flusso e imbraccia luci di candela, di lampadina, sguainando con voce eccessiva e sonante anche i suoi versi più estremi, quelli che chiedono e cercano Dio. Eppure la scena protetta, avvolta in carta o stoffa bianca, teatro di ombre ambigue, è il chiuso della casa che riagguanta Emily impedendole ogni forza centripeta se non nella poesia.

Attendono il pubblico fuori dalla sala materiali fotografici, video e audio delle performance che la Arman e la Novaga hanno dedicato, presso la Fondazione Mudima, alla Dickinson negli anniversari di nascita e morte del 2012/13: studi preparatori allo spettacolo, così come un viaggio ad Ahmerst, le cui testimonianze sono raccolte nel video di Barbara Cicchiné "Being Emily Dickinson". Le immagini e le parole seguono così lo spettatore dopo gli applausi, ben oltre i confini dello spettacolo.

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