ELFO PUCCINI: L'Orfeo di De Capitani nel fuoco del pathos

Entrano in scena alla spicciolata mentre le luci di sala sono accese. Prendono posto attorno al tavolo, pronti per iniziare le prove. È un viaggio lungo quello di "La discesa di Orfeo" che Elio De Capitani (all'Elfo Puccini fino al 4 novembre) ha iniziato tre anni fa con la lettura. Ora è spettacolo: due ore senza interruzione di grande pathos, grande ritmo e grande recitazione di un gruppo che è la spina dorsale del testo di Tennessee Williams. Il viaggio di De Capitani entra ed esce dal drugstore in cui si svolge l'azione e dal racconto stesso attraverso l'interferenza ossessiva di rumori quotidiani provenienti da un "oltre" più che presente. La scelta di rendere le didascalie parte integrante delle azioni, i proiettori gestiti direttamente dagli attori per illuminarsi a vicenda, e le sonorità fatte vivere in scena da Alessandra Novaga contribuiscono a questo continuo andirivieni in un universo che vive, si alimenta e muore tra le fiamme di un fuoco che è morte e vita al tempo stesso. Da vedere.

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