ELFO PUCCINI: Orfeo si difende benissimo

Val Xavier è un giovane girovago con chitarra e giacca di pelle di serpente che arriva in un villaggetto del profondo Sud arretrato e razzista suscitando l'avversione degli uomini perché libero e spregiudicato e attirando le donne - l'inquieta ragazzina Carol, la visionaria Vee, moglie dello sceriffo, e la matura italiana Lady, coniuge del dispotico Jabe a suo tempo promotore del linciaggio in cui fu arso vivo suo padre - che vedono in lui una possibilità di evasione.

La difesa di Orfeo è forse il più eccessivo, ridondante dramma di Tennessee Williams, di cui presenta molti temi ricorrenti, a partire da quello del sognatore represso da una comunità che non tollera la sua irriducibilità al proprio materialismo. Registi tentarono di dare credibilità alla situazione fecero fiasco, compreso Sidney Lumet nel film Pelle di serpente con Brando e Anna Magnani, per la quale dopotutto era stato concepito. A differenza di costoro, Elio De Capitani prende coraggiosamente il toro per le corna, e invece di razionalizzarli sottolinea mélo e barocchismo, anche con la trovata, non nuova ma qui vincente, di far recitare le lunghe didascalie dove la fantasia dell'autore si scatena evocando ambienti impossibili da realizzare davvero.

Lo spettacolo parte come una lettura a tavolino e continua come una prova senza costumi, e al pari di certe opere liriche eseguite in forma di concerto coinvolge proprio per l'assenza di correlativi visivi destinati all'inadeguatezza. Superbi il ritmo 135' filati - e la prova dei dodici interpreti, tra cui bisogna ricordare almeno Cristina Crippa, Edoardo Ribatto e Elena Russo Arman.

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