ELFO PUCCINI: L'Orfeo di Elio De Capitani fra Pollock e Tennessee Williams

Ci sta tutta, ora, la continua sonorità live di una chitarra da provincia americana del sud, ne La discesa di Orfeo riscritta nel 1957 da Tennessee Williams, terza regia che Elio De Capitani opera sull'autore, battesimo del testo (tradotto da Lumet in film con Brando e la Magnani) in Italia. Ci sta molto, la drammaturgia che De Capitani affranca dal realismo adottando una messa in prova con lungo tavolo, un fondale alla Pollock, didascalie dette a voce. Ci sta bene, la compagnia dell'Elfo alle prese con un novello Orfeo vagabondo musicista (Edoardo Ribatto) che a una giovane e sbandata milionaria preferisce l'Euridice alias matura negoziante (Cristina Crippa) vittima d'un marito tirannico, mettendosi contro i perbenisti che lo fanno fuori. Ci sta quasi sempre, la tragedia e però anche la distanza dal mélo, in questo spettacolo che assurge a memoria della tenerezza, dove si dice in modo scomodo "Ti amo", dove tutti esprimono in modo sociale delle cose intime. Come passioni in formaldeide. "La discesa di Orfeo", festival di Spoleto, fino a oggi

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