ELFO PUCCINI: Il golpe cileno raccontato ai giovani d'oggi

Quell'11 settembre fu storico: ciò che accadde nel continente americano turbò il mondo, segnando almeno una generazione. Era l'11 settembre 1973 quando in Cile il colpo di Stato fascista di Pinochet depose il governo di sinistra di Allende. Una tragedia che rivive in modo particolare e toccante ne L'acrobata, la prima produzione del 2018 del Teatro dell'Elfo (in anteprima nazionale da oggi al 4 febbraio in Sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, tel. 02.00660606). Uno spettacolo scritto da Laura Forti, che si è basata sulle vicende della propria famiglia, diretto da Elio De Capitani e interpretato da Cristina Crippa e Alessandro Bruni Ocaña. In video appare lo stesso De Capitani, e non è un dettaglio: l'allestimento prevede un palco circondato da tre grandi schermi sui quali scorrono un documentario, The red sandwich, video d'epoca e altri in cui il regista interpreta Juliusz, il capostipite della famiglia, costretto a sfuggire prima dalla Russia zarista poi dall'Italia fascista fino al Cile. Lì sua figlia diventa militante comunista e deve scappare in Svezia, lontana dal regime di Pinochet. Ma il figlio di lei, Pepo, diventa un guerrigliero che tenta di uccidere il dittatore, fallendo e finendo egli stesso ammazzato, dal regime. Fino a quando il figlio di Pepo, clown di circo, ignaro di tutto, convince la nonna a farsi raccontare tutto. «Uno spettacolo spiega De Capitani congegnato per poter essere seguito sia da chi conosce le vicende del golpe in Cile sia da chi non ne sa nulla. Non è una di quelle pièce con cui la mia generazione, quella dei ventenni di sinistra di allora, parla a se stessa: odio le commemorazioni, odio rievocare il folklore dei tempi, quelle sono emozioni nostre e nostre restano. Lo spettacolo è rivolto proprio ai giovani di oggi: il compito dell'arte, della poesia e quindi del teatro è riportare la storia all'interno delle persone e di lì farla venire fuori. E abbiamo voluto un allestimento così proprio perché il pubblico fosse immerso in tutto questo». Dopo la Storia, ecco la storia, che Laura Forti ha scoperto per caso ben dopo il ritorno della democrazia in Cile: era il 2000 quando seppe cosa era successo al lontano cugino Josè, detto Pepo. «Ma L'acrobata parla di un'intera famiglia, cioè di intere generazioni, tutte di acrobati in senso metaforico, persone costrette a essere sempre con le valigie in mano, perseguitati per i propri ideali civili e sociali. Per paradosso l'unico che davvero lavora nel circo, il figlio di Pepo, non fa l'acrobata, anzi si rifiuta di farlo». En passant si parla, dunque, delle idee di libertà e di giustizia, del coraggio di rischiare (e perdere) la vita pur di essergli fedele, di ferite, di perdite e di ritrovamenti, seppur metaforici. Un viaggio concreto ma al contempo onirico con tre personaggi, ma due attori: Cristina Crippa è la madre di Pepo, mentre Alessandro Bruni Ocaña (italo-spagnolo, un bilinguismo ideale per la situazione) è sia Pepo che il figlio. «E non lo dico per dire commenta De Capitani ma raramente ho visto attori così in parte, capaci di emozionare ed emozionarsi».

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