ELFO PUCCINI: Un giovane guerrigliero cresciuto a pane e ideali

SONO LE SEI e mezza del pomeriggio. Del 7 settembre 1986. Una ventina di ragazzi sotto i trent'anni (il più giovane ne ha diciassette), attaccano il convoglio militare che scorta Pinochet verso la capitale. I razzi non esplodono ma sulle due Mercedes blindate vengono scaricati i mitra. La sensazione è che l'incubo sia finito. Errore. Poche ore dopo eccolo lì il dittatore, illeso, in televisione. Pronto a vendicarsi nel sangue. Questa la storia de "L'Acrobata" della scrittrice fiorentina Laura Forti. Che spulciando nei ricordi di famiglia ha scoperto che il leader di quel gruppo rivoluzionario era suo cugino. Ovvero José Valenzuela Levi, nome di battaglia Comandante Ernesto.

UN TESTO CHE intreccia quindi vari piani di lettura. E da cui emerge fortissimo il confronto fra la madre e questo ragazzo cresciuto a pane e ideali. Insomma, incuriosisce la nuova produzione dell'Elfo Puccini, da lunedì sul palco della Fassbinder per la regia di Elio De Capitani. Ottimo il cast: Cristina Crippa e Alessandro Bruni Ocaña. A loro il compito di rimanere in equilibrio fra racconto ed emozioni. Come acrobati. Ognuno con il proprio personalissimo baratro. «QUANDO LA STORIA e le vicende personali s'intrecciano in un racconto che ti lascia senza fiato - spiega Elio De Capitani -, quando quel che accade sulla scena o nei video appartiene intimamente alla natura dell'essere umano, quando due attori spariscono per lasciare il posto alla vita vera, allora si realizza la felicità del regista. Quella che ti fa diventare uno spettatore qualunque, che si siede e entra nel viaggio dei protagonisti con l'immediatezza delle emozioni e senza nulla più sapere della sua opera, che nasce come nuova davanti a lui. Questo ho cominciato a provare io, vedendo "L'Acrobata" tutto di fila alle prove. Ho visto nascere qualcosa che mi apparteneva eppure non mi apparteneva più...». In scena un'umanità acrobata in bilico fra presente e passato, realtà e ideale. Ma quello che incuriosisce, è il ventaglio di interrogativi che il lavoro pare aprire di fronte allo spettatore. Muovendosi presto dalla singola pagina (nera) della Storia, a un orizzonte molto più vasto.

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