ELFO PUCCINI: Pergola: La follia travolgente di quell'estate di Williams

Attacco senza mezzi termini dell'ipocrisia e del perbenismo, elogio della" follia" e della forza dirompente della verità, disperata confessione autobiografica. Improvvisamente l'estate scorsa di Tennessee Williams, rappresentato per la prima volta nel gennaio 1958, è una miscela davvero esplosiva di tutte queste componenti, ulteriormente potenziata dalla presenza di due personaggi femminili davvero straordinari: la signora Violet Venable, ricca dama dall'apparenza svampita ma dalla volontà ferrea, soprattutto se si tratta di difendere la memoria del figlio Sebastian, e la giovane nipote Catherine, secondo la zia acquisita una povera pazza visionaria che attenta all'immacolata memoria del figlio, mentre in realtà è custode di una verità terribile e sconvolgente su quella morte; tanto tremenda da portarla effettivamente sull'orlo della follia e da scatenare i micidiali istinti protettivi di Violet e quelli, molto più interessati, della sua stessa madre e del fratello, che vedono compromessa da quelle rivelazioni la prospettiva di una allettante eredità. Sarà il medico dott. Cukrowicz, chiamato da Violet per imprigionare per sempre la nipote nel buio della lobotomia, a tagliare il nodo che imprigiona la verità in un cappa di menzogna puritana.

La compagnia del Teatro dell'elfo, diretta da Elio de Capitani ormai al suo terzo appuntamento con Williams, ha dato vita ieri sera al teatro fiorentino della Pergola a un vero e proprio formidabile crescendo di tensione, che esplode poi con forza dirompente per placarsi in un finale tutto sommato "lieto", anche se la punta di amaro non manca mai. C'è da dire che tutti, ma veramente tutti gli attori sono stati perfettamente all'altezza dei rispettivi personaggi, in una azione perfettamente sintonizzata e senza mai essere "sopra le righe": così la Violet Venable di Cristina Crippa è stata un personaggio esuberante e sottilmente perfido, decisa pur di proteggere la memoria del figlio a ricorrere a un crimine legalizzato ancora peggiore dell'omicidio: la lobotomizzazione di Catherine, che la priverebbe di buona parte della sua stessa identità. E non la smuovono di un millimetro gli ammonimenti del dott. Cukrowicz , interpretato da un umanissimo Cristian Giammarini, perfettamente calato nella parte di un medico che sa di disporre di una "arma" terribile e ancora in buona parte sconosciuta e prima di decidere se usarla o meno vuole arrivare a scoprire la verità salvando così la ragazza: quello che non successe invece alla sorella stessa del drammaturgo, lobotomizzata per volontà della madre e ridotta a poco più di un automa per tutto il resto della sua lunga vita.

E così Cukrowicz, vero e proprio medico – detective, riesce a squarciare il velo di omertà e arrivare alla terribile verità, come scrive il regista de Capitani: "Iperprotettiva, rapace e cieca, Violet Venable nega l'arrogante timidezza delle pulsioni e desideri del figlio e lo spinge alla sublimazione nell'arte e nei viaggi, alla ricerca di quel crudele dio della creazione, a cui sacrificherà (nell'unica volta in cui Violet sarà surrogata dalla più giovane, ma ignara Catherine) la sua stessa vita, vedendo il cuore di tenebra in una umanissima banda di bambini affamati, incarnazione del dio minore di ogni terzo mondo, delle favelas e del bisogno: nel gioco ambiguo di quello che oggi chiameremmo, sfatandolo, turismo sessuale."

Decisamente di buon livello Elena Russo Arman nel ruolo di Catherine Holly, sempre al limite tra la disperazione e una "follia" che in realtà è semplicemente la conseguenza di uno shock terribile e di un peso troppo grande da portare. Il rischio di "eccessi" in un ruolo del genere era senz'altro elevato, ma l'attrice è riuscita ad evitarlo con una recitazione energica e sostenuta ma credibile e ricca di pathos.

Bravi ed efficaci anche Corinna Agustoni e Enzo Curcurù nei panni di Mrs. Holly e suo figlio George, familiari di Catherine molto più interessati a questioni di eredità che alla salute della ragazza e Sara Borsarelli, nel duplice ruolo di una scialba segretaria e di una agghiacciante suora infermiera – dragone.

Anche la scene di Carlo Sala, i costumi di Ferdinando Bruni e le luci di Nando Frigerio erano perfettamente intonati al dramma e alla sua interpretazione: un inquietante "giardino tropicale" ricreato all'interno della casa di Sebastian e di Violet, una sorta di natura vorace e ambigua. Veramente niente fuori posto e tutto al momento giusto, uno spettacolo davvero di buon livello giustamente salutato da meritatissimi applausi.

Da non perdere.

.