ELFO PUCCINI: Milano: al Teatro Elfo Puccini "improvvisamente" Elena Russo Arman irrompe in scena illuminando il palcoscenico

Fassbinder, Shakespeare e Williams sono i tre autori che indubbiamente stanno a cuore ad Elio De Capitani, che nel corso degli ultimi vent'anni ha più volte messo in scena alcuni loro lavori come "Improvvisamente l'estate scorsa". Testo difficilissimo che mette in scena personaggi alla deriva, sconvolti e anelanti la via di fuga dalla realtà. "Improvvisamente, l'estate scorsa" è andato in scena all'Elfo Puccini nel 2011 e proposto per tre anni in tour con grande successo. Un testo dove si contrappongono personalità deliranti, una quella di Catherine, interpretata da una superlativa Elena Russo Arman, che vuole fuggire dall'ospedale psichiatrico e ricordare maledettamente la realtà, l'altra, quella di Violet (Cristina Crippa), zia di Catherine che vuole invece rifuggire dalla realtà, idealizzando il figlio, venuto a mancare, pare, in circostanze misteriose. Catherine è accusata dalla zia Violet di essere stata la causa della morte del tanto amato figlio Sebastian, protagonista assente dalla scena, a cui non vengono dati volto e voce, vero motore però di tutta la piece. E poi non mancano figure avide come quelle della madre e del fratello di Catherine, interessati, non al bene della figlia-sorella, ma all'eredità lasciatagli da Sebastian. Ma in questa giungla di sentimenti opposti, dove caratteri diversissimi si affrontano e si scontrano, senza venire ad un nulla di fatto, ecco che erge la figura di un arbitro/angelo, un giovane ed affascinante neurologo (Cristian Giammarini) che sperimenta cure psichiatriche d'avanguardia. Chiamato da Violet per offrirgli un congruo finanziamento, il giovane medico però, prima di sottoscrivere la proposta dell'anziana signora, di lobotomizzare Catherine, vuole sottoporla ad un colloquio che si rivelerà essere una vera e propria seduta d'analisi della paziente di fronte al pubblico. Catherine infatti, è accusata di essere vittima di crisi isteriche ed allucinazioni che pare le facciano vedere e dire cose non realmente accadute. Diciamo che lo spettacolo comincia realmente ed inizia ad essere avvincente dopo 40 minuti dal suo inizio effettivo, con l'apparizione in un abito bianco e leggero della meravigliosa Elena Russo Arman, capace di rubare con molta naturalezza, quella del suo talento ovviamente, la scena a tutti gli altri interpreti, seppur bravi. E gli applausi alla fine infatti sono in particolare per l'Arman, che con i suoi voli pindarici riesce a restituire al pubblico ora quegli aspetti di leggiadria del personaggio di Catherine, ora quelli più cupi e drammatici. L'Arman ancora una volta mostra di essere una numero 1, anche perché a renderla grande sono la sua umiltà e la sua timidezza, che emergono proprio a fine spettacolo, quando "timorosamente" e sinceramente commossa, ringrazia il suo pubblico, un pubblico che senza ombra di dubbio l'adora. Uno spettacolo nel complesso ben riuscito, dove il testo di Williams viene riletto da De Capitani, in tutta la sua forza drammatica, all'interno di uno spazio scenico imponente che da bene l'idea degli umori da giungla che si scateneranno in scena e quelli che vengono riecheggiati per bocca di Catherine, le cui crisi sono motivate da un evento traumatico: Catherine ha infatti assistito alla morte Sebastian, durante un viaggio all'estero, ma ha difficoltà a ricordare le circostanze. Cosa si nasconda dietro questa sospensione, lo spettatore lo apprende dall'evoluzione del racconto: l'omertà, il perbenismo hanno cercato di idealizzare il ricordo di Sebastian (come il santo martire) che verrà colpito a morte su una spiaggia che porta il suo stesso nome, da una banda di bambini che lo ridurranno in brandelli, come le testuggini neonate di cui Sebastian leggeva in Melville, vengono divorate dagli uccelli rapaci. Se vogliamo l'epilogo della storia è già svelato all'inizio della storia quando Violet legge al dottore proprio alcuni passi di Melville, quando parla delle "terribili Encantadas", le Galapagos. Un'opera senz'altro impegnativa e ricca di temi: dalla depressione, alla povertà, dall'omosessualità celata e mai del tutto dichiarata alla lobotomia. Una particolare menzione va fatta anche al reparto di luci di Nando Frigerio e al suono di Giuseppe Marzoli, che hanno contribuito in maniera significativa alla resa drammaturgica del testo. Assolutamente consigliata la visione.

.