ELFO PUCCINI: Improvvisamente l'estate scorsa

Un giardino lussureggiante, quasi impenetrabile, richiami acuti d'uccelli nell'aria che si intuisce calda e umida, mobili da giardino eleganti e mura di una villa che è stata magnifica ma oggi è segnata da un progressivo, inarrestabile decadimento. Nella bella scena di Carlo Sala sembra di essere quasi in un Cechov e invece siamo a New Orleans, nell'anno 1936. Del resto le suggestioni cechoviane e perfino ibseniane si addicono a Improvvisamente l'estate scorsadi Tennessee Williams con l'avvertenza che ciò che attanaglia i personaggi di questo dramma bellissimo e inquietante non è tanto la malinconia o l'aspettativa di un nuovo mondo quanto la trasgressione sessuale, la difesa di casta di una diversità che non può essere nominata, il privilegio che diventa crudeltà e sopraffazione, per fortuna sventata, verso chi è più debole, l'incubo del denaro in tutte le sue forme: la sua conservazione all'interno del proprio milieu, il bisogno di averlo per potere finalmente condurre una vita senza pensieri o - è questa è senza dubbio la spinta più nobile - per poter permettere al proprio ospedale di fare ricerca.

Dentro questo universo si muovono come in un acquario i personaggi che ruotano attorno a un protagonista che quando si apre il sipario non c'è più, è morto, in modo alquanto misterioso su di una calda spiaggia di un paese caldo. C'è la madre, l'eccentrica Mrs Venable (la interpreta con incisiva svagatezza una sensitiva Cristina Crippa), che per nulla al mondo rinuncerebbe al suo Daiquiri delle 5, legata al figlio da un amore assoluto, divorante, simboleggiato dalla pianta carnivora che fa bella mostra di sé nel giardino di casa. C'è un dottore chiamato "zucchero" giocando con il suo cognome (Cristian Giammarini, l'unico personaggio positivo del testo) diventato famoso perché pratica un intervento chirurgico terribile, la lobotomia, a quei tempi perpetrato soprattutto negli States (sulla sorella di Williams per esempio), sui malati di mente o reputati tali. C'è la bella, sensuale cugina di Sebastian (la brava Elena Russo Arman in un'interpretazione intensa e convincente), l'unica testimone della sua morte di cui dice cose che non vengono credute e per questo curata con i soldi della zia in cliniche compiacenti che le praticano l'elettrochoc e che dovrebbe subire, con l'avallo dell'avidità della madre e del fratello (Corinna Agustoni ed Edoardo Ribatto) l'atroce menomazione. In realtà lei, abbagliata dalla vita elegante che le offriva il cugino (i bei vestiti parigini di Schiapparelli!) Improvvisamente l'estate scorsa è l'esca della quale, complice un costume bianco che bagnato la fa sembrare nuda, si serve Sebastian per attrarre i ragazzi poveri del posto, comprandoli con poco. Solo verso la fine, dopo un'iniezione fattele dal medico non persuaso della sua cosiddetta follia, rivela l'atroce verità di un omicidio collettivo, un rito punitivo e cannibalico da tragedia greca, perpetrato da un'orda di ragazzini affamati contro Sebastian, salvando non solo se stessa ma anche la propria famiglia e il dottore e mettendo a nudo la follia della madre ossessionata dalla memoria del figlio per lei grande poeta.

Feroce nella sua denuncia contro i soprusi, gli insulti, la censura verso chi vuole vivere secondo la propria natura, che ben conosceva per averli provati non solo sulla sua pelle ma anche nei confronti della sua opera, Williams scrive nel 1958 Improvvisamente l'estate scorsa poi diventato anche film (censurato) famoso con Katherine Hepburn, Montgomery Clift ed Elizabeth Taylor, incidendo con il bisturi i vizi di una società bigotta e fintamente perbenista con una violenza iperrealistica ma venata da una pena segreta, da un male di vivere profondo.

Elio De Capitani nella sua regia ne coglie e mette a nudo la nevrosi sotto pelle, l'emotività anche nascosta, il non detto, quel tanto di ossessivamente compiaciuto che innerva i testi di questo grandissimo drammaturgo di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita. E intesse intorno agli attori un'emozionante rete di gesti, di trasalimenti, di allarmi guidandoli all'interpretazione di personaggi inquieti e sensuali, infelici e ambigui ,vero specchio nel quale l'autore rifletteva se stesso.

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