ELFO PUCCINI: Bruni porta in scena l'enigmatica realtà del fantasma di Canterville

Mentre sta preparando con il Teatro dell'Elfo la Salomé di Oscar Wilde, Ferdinando Bruni ci propone una originale, eccellente lettura scenica del Fantasma di Canterville (all'Elfo Puccini di Milano fino al 22 ottobre). Una esilarante storia di spettri; anzi, di uno solo, incompreso, per quanto colpevole, e irriso.
Lo straordinario successo del racconto Il fantasma di Canterville con le successive versioni teatrali e cinematografiche deriva certo dalla natura del suo protagonista: e qual è il personaggio più teatrale di un fantasma? Il teatro, notoriamente, è per sua natura l'apparizione, la messa in scena di fantasmi. Da tempo Ferdinando Bruni (esempio magistrale il suo Prospero nella Tempesta) ha subito un mutamento, impercettibile: non è più il bel tenebroso un po' Amleto un po' Puck, attorialmente un po' tedesco, recitante dall'interno.
Pur non avendo perso una briciola del suo smalto fisico, è un attore ancor più maturo, il che significa meno interno e più esterno, più comunicante. Ha assimilato qualcosa dai nostri grandi mattatori, pur non volendo essere e non diventando un mattatore. È un attore teatrale completo. Quanto meno a mio parere nel pieno e al meglio delle sue possibilità. Pur non avendo nulla da dimostrare, il suo passato parla. Ma il suo passato recente e il suo presente mi piacciono ancora di più. Lettura di un racconto, ritradotto, drammatizzato, sobriamente: genere difficile, quello in cui si cimenta.
Per un attore è necessario entrare in una parte, immedesimarsi, diventare "persona" che significa "maschera". Quando sceglie e legge un'opera non teatrale, ma poetica, o narrativa, non può mai truccarsi davvero, non può mai davvero uscire di sé, che è il senso primario di divenire Romeo, Prometeo, Giulietta, Macbeth. No, l'attore che legge e recita la propria lettura, è se stesso.
Non un vero attore, ma una specie di burattinaio (guarda caso come il Prospero di Bruni testé lodato). E un commensale, come Enea che narra proprie sventure e avventure. Ma è lui, non un altro. La prima serata vede quindi un Bruni che non ha ancora spezzato il galoppo, ma già nel procedere dei sessanta minuti di spettacolo il motore si scalda, il Mennea che è in lui supera la prima curva e acquista il passo. Andrà a briglie sciolte. Se il teatro, nonostante i tagli, i non finanziamenti, e per dirla chiara, una crisi che non riguarda solo la gente del palcoscenico ma noi, scrittori, giornalisti, imbianchini, medici ospedalieri, venditori di auto, se nonostante tutto i teatri non chiudono e il teatro non crolla è, a mio parere, anche per merito di non pochissimi uomini di teatro, matti, incoscienti, moschettieri, che, come Ferdinando Bruni, ci portano in scena quanto televisione e mezzi di comunicazione, e editoria dominante, occultano e sprezzano. Un'ora di Wilde e si ride, si prova stupore, si scopre l'eterna, enigmatica realtà del fantasma. Non solo quello di Canterville, ma quello che fa nascere e esistere il teatro. Quello che Ferdinando conosce e frequenta da sempre, e ci porta nel teatro dell'anima e del mondo.

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