ELFO PUCCINI: Gli animali di Landolfi parlano dell'uomo

La vecchia cagnona racconta ai cuccioli la sua fuga d'amore, per la giovinezza, per la gioia dello scappare e lo fa col linguaggio prezioso di Tommaso Landolfi, il più raffinato cesellatore di parole del nostro Novecento. In una notte stramba la cagna incontra un lupo vegetariano, creato dal francese Boris Vian, spirito altrettanto anarchico e amante del surreale, eclettico e geniale percorritore di arti e generi. L'incontro avviene nel piacevole «Fuga in città sotto la luna», da «Favola» di Landolfi e «Il lupo mannaro» di Vian, con la regia Cristina Crippa. Due monologhi che si susseguono e si incontrano per atmosfere e sogni. Due esseri dai grotteschi tratti ferini e dai bizzarri costumi pelosi, la cagnona della brava Cristina Crippa dolce e delusa, sogna il suo innamoramento di libertà, forse stanca della fedeltà, prigione dei cani, per degli esseri tanto deludenti, gli umani. Il lupo, molto ben reso nella sua ingenuità stupita e trafitta da Gabriele Calindri, è un filosofo allegro. Morsicato da un uomo si trasforma in uomo-mannaro e scopre il mondo in una notte di ordinario delirio nella Parigi del secondo dopoguerra. Jazz, donne, ubriachi, risse, insomma un mondo crudo fatto di sangue e risate, sogno e dramma, eros e crudeltà. Tornare un po' animali per essere più umani?

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