ELFO PUCCINI: Duello ad alta tensione tra primattori

Chi si aspetta il confronto sul ring tra due dei nostri attori più potenti, non resterà deluso. Il duello c'è, eccome. Ma il Frost/Nixon messo in scena da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, registi e interpreti, è un fine lavoro corale che mostra in profondità lo scontro, ma anche il nesso, tra politica e media, oggi più che mai attuale.

TESTO ****
Il primo caso di giornalismo-spettacolo. È quello che racconta la pièce, esordio teatrale nel 2006 dello sceneggiatore londinese Peter Morgan - candidato all'Oscar nel 2006 per The Queen - adattato al grande schermo da Ron Howard nel 2008. I fatti riportano indietro al 1977, quando David Frost, "presentatore" (e non giornalista) inglese, uno degli showman più pagati nonché re di mondanità, decide di far fare un salto alla sua carriera intervistando Richard Nixon, l'ex presidente Usa dimissionario nel 1974 dopo lo scandalo Watergate. Il testo, avvincente come un romanzo giallo, segue le trattative d'oro con l'agente di Nixon (Frost dovette sborsare 600mila dollari), mostra l'entourage degli uomini fedeli al presidente caduto in disgrazia e la "task force" di giornalisti di razza che supportano Frost nella preparazione dell'intervista, fino ad arrivare ai dodici round in cui i due si confrontano. Un affresco corale che dipinge ambizioni, avidità e paure con scrittura veloce, precisa, mai ridondante.

REGIA ****
Bruni e De Capitani ambientano tutto in uno studio televisivo anni 70, con tappezzerie rétro, colori vintage - beige, arancio, marrone - e poltroncine a rotelle mosse dagli attori che diventano elemento coreografico capace di evocare voli in aereo e corse in automobile. Sdoppiano il narratore tra più personaggi, che raccontano su scene in fermo immagine, in un montaggio dai ritmi rigorosi, che da un avvio brillante in stile show tv assume toni più asciutti e tesi man mano ci si avvicina al duello finale. Due ore di teatro senza un calo di tensione.

INTERPRETAZIONE ****
Il potere della politica e il potere dei media - e la comune, bruciante ambizione - si incarnano in due maschere che i registi non temono di enfatizzare. Capello lungo e laccato, blazer e mocassini alla moda per il vanesio e mondano Frost di Bruni, da principio leggero e poi sempre più nervoso. Un personaggio sfuggente, che l'attore affronta con disinvolta misura. Più grande, perfino tragico nella sicurezza ostentata che si sgretolerà nella sconfitta, il Nixon di De Capitani. Rigido sotto la parrucca, impenetrabile dietro l'affabilità, è chiuso in un doppiopetto blu che riporta alla mente la corazza del Caimano. Un'immagine che suggerisce il cortocircuito con l'attualità e contribuisce al retrogusto amaro dello spettacolo, nel naturale confronto tra politica e informazione d'Oltreoceano e le nostre, ormai ridotte al rango di tv spazzatura.

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