ELFO PUCCINI: Riparte il teatro. E guarda al cinema

Consumatasi velocemente la stagione dei festival, alcuni dei quali solo banali imitatori di quelli storici, sta per aprirsi la vera stagione teatrale. Già le prime avvisaglie si intravedono. Darà i frutti sperati? Ogni anno, la stessa domanda. Piacerebbe incontrare sulle ribalte - e non solo nei teatri stabili, i pochi che sembrano reggere e abbastanza bene alla crisi - una serie di classici di qualità. Magari in rilettura nuova, attuale, moderna ma non dissacrante per venire incontro alle mode, e con gli attori appropriati. Piacerebbe una pioggia di "novità" capaci di una lettura autentica del nostro tempo. In arrivo dall'estero, ma anche frutto di autori di casa nostra (ce ne sono, in competizione con quelli inglesi, spagnoli o l'argentino Rafael Spregelburd, oggi il più gettonato di tutti), perché il teatro deve sempre stare al passo coi tempi. Saper leggere nelle realtà in movimento con la forza della parola sempre anch'essa in trasformazione. Non spiacerebbe neanche riservare una parte della stagione al teatro cosiddetto leggero o boulevardiero (dunque rasserenante), ma che sia reso con intelligenza e brillantezza e non con taglio troppo televisivo. È questa la stagione che in genere si desidera, purtroppo non sempre succede. Forse non accadrà neanche quest'anno e però, in mezzo a una produzione frenetica ed eccessiva, le sorprese sicuramente non mancheranno. Certo, osservando tutti - o molti - degli spettacoli in cartellone, non è facile cogliere se molto teatro è di qualità o solo di antiquariato e nemmeno trovare elementi comuni in grado di riassumere i vari filoni. Anche perché il mercato è davvero inflazionato: troppi gli spettacoli messi in cantiere.
Qualche tendenza però si può cogliere. Si può notare per esempio il desiderio sempre più vivo di dialogare con altre forme artistiche, soprattutto con i nuovi media; di giocare cioè con le nuove tecnologie, cosa che quasi tutti i registi ormai fanno, e così con il cinema. Gli esempi sono moltissimi e, a proposito del secondo filone, pure quest'anno c'è una proficua trasmigrazione dal grande schermo al palcoscenico, grazie a spettacoli destinati a sicuro successo. Sarà il caso soprattutto di Frost/Nixon dal dramma di Peter Morgan, firmato e interpretato dai due timonieri del milanese Teatro dell'Elfo: Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani. Il debutto è assai vicino e lo spettacolo girerà su tantissime piazze. Testo dalla scrittura scenica veloce, con dialoghi strettissimi, è la sintesi delle varie interviste che il giornalista David Frost, di recente scomparso, ottenne da Nixon inchiodandolo alla responsabilità sul caso Watergate. Sicuramente d'alto interesse, così come Morte di un commesso viaggiatore, il capolavoro di Tennessee Williams assente dalle scene da anni e ripreso da parte dello stesso De Capitani, che è riuscito a strappare i diritti d'autore ad altri colleghi desiderosi di interpretare il tragico personaggio di Willy Loman. Spettacolo che procede sul filone in corso da tempo della riflessione sulla drammaturgia americana del dopoguerra.

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