ELFO PUCCINI: DOVE SEI, O MUSA

"Dove sei, o Musa" è uno spettacolo ideato, diretto e interpretato da Elena Russo Arman in collaborazione con la chitarrista Alessandra Novaga e raccoglie la declamazione di ventidue fra i più famosi e toccanti sonetti di William Shakespeare, intrecciandoli a dieci brani di John Dowland, compositore e liutista contemporaneo al Bardo. Lo spettacolo, in scena al Teatro Elfo Puccini fino al 20 novembre, è una riedizione del lavoro originariamente presentato nella stagione 2011/2012 con nuove scene, ideate dai finalisti del progetto "Dove sei, o musa", portato avanti in collaborazione con la Scuola di Scenografia dell'Accademia di Brera in occasione del 400° anniversario della morte di William Shakespeare.

Sotto la guida dei due giovani scenografi Eva Angeloro e Andrea Delorenzi, il palco della Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini si trasforma in una sorta di notturno giardino incantato, illuminato appena dai raggi di una luna che spunta, candida ed enorme, tra i rami degli alberi. I toni di scene e costumi sono quelli del nero e del grigio, illuminati di volta in volta da luci calde o fredde. Il gioco di trasparenze di tre tendaggi - uno sul fondo, uno in mezzo e uno che funge anche da sipario - conferisce profondità a una scena altrimenti monocroma e allo stesso tempo le dona un alone di magico mistero che non può che richiamare le atmosfere di Sogno di una Notte di Mezza Estate.

Lo spettatore prende così posto in sala avendo l'impressione di essere capitato per caso in una radura, vagabondando, solo, per il bosco di notte, e di aver incontrato due esseri - la Voce e la Chitarra - che non paiono completamente umani. In effetti, sia Elena Russo Arman che Alessandra Novaga appaiono vestite di scuro, ornate da nere piume di uccello, silenziose ed enigmatiche come opere d'arte o creature ultraterrene. La chitarrista è seduta su un trono coperto di piume, mentre la Russo Arman si muove liberamente e con grazia sul palco, avvolta in un abito in stile tardorinascimentale completo di parrucca sormontata da una testa di pavone, occhialini scuri, piume e una rigida gorgiera elisabettiana. E veramente da dama lei si comporta, ora garrula e maliziosa, ora passionale e sofferente, mentre con voce morbida declama i sonetti e interagisce con Alessandra Novaga con la scioltezza data da anni di mutua collaborazione nella messa in scena di spettacoli incentrati sulla relazione tra musica e parole.

Il rapporto tra voce e chitarra è magico quanto lo scenario in cui le due artiste sono inserite; sembra quasi che la Novaga suoni in accordo con la voce di Elena Russo Arman, quasi che quest'ultima fosse il secondo strumento in scena, e al contempo che i movimenti dell'attrice diano il via agli accordi della chitarra. I sonetti scelti per la rappresentazione sono organizzati per seguire una sorta di climax d'intensità, ma anche per raccontare la storia dell'amore che nasce giocoso, cresce appagato e corrisposto e si evolve, senza tralasciare le pene del mal d'amore: la gelosia, il sospetto, la sofferenza, la paura della fine dell'amore stesso.

Man mano che il poeta conferisce un accento intimistico ai suoi versi a scapito delle lodi sulla bellezza e l'immortalità del suo amore, man mano, insomma, che i sonetti sono privati dei loro orpelli romantici, anche le due persone in scena cambiano sotto gli occhi dello spettatore. Si privano delle piume, degli accessori e degli ammennicoli di cui erano ammantate e appaiono, infine e finalmente umane, spoglie di protezione, indifese davanti al sentimento che permea l'intera rappresentazione.

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