ELFO PUCCINI: Un'Alice «sotterranea»

La riscrittura di Bruni e Frongia converte la storia in una fiaba fantastica e un po' paurosa sulle musiche di Beatles e Rolling Stones.

IN SCARPE DA TENNIS ALICE SI BUTTA A CAPOFITTO NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE DI LEWIS CARROLL, in un mondo underground per dirci che sarà anche una fiaba fantastica e un po' paurosa come tutte le fiabe quella di cui è protagonista, ma che lei, Alice, abita ancora qui, appartiene al nostro immaginario con il suo fascino inquietante costruito sul sovvertimento della realtà, un'immagine senza apparenti punti di riferimento, una visione parallela che si muove su altri binari. Dove non ci sono famiglie rassicuranti, ma il Cappellaio Matto, il Coniglio Bianco, la Regina Rossa e la Regina Bianca, Humpty Dumpty e il fantastico Unicorno.

Un'Alice underground (è il titolo dello spettacolo in scena all'Elfo Puccini, che riprende quello della prima stesura del libro di Carroll, scritto per la piccola amica con lo stesso nome della sua protagonista), un'Alice di oggi e forse di sempre, come ci suggerisce la riscrittura di Ferdinando Bruni e di Francesco Frongia, non poteva essere semplicemente storica cioè vittoriana, ma una ragazzina di sette anni e sei mesi, («un'età piuttosto scomoda» dice Humpty Dumpty), un po' morbosetta e curiosa all'ennesima potenza dagli scuri capelli ricci e sbarazzino abito bianco e scarpe da tennis. E soprattutto pronta all'avventura delle avventure resa anche possibile da un dolce e da una squisista bevanda che la fanno diventare grande o rimpicciolire a dismisura. Anzi l'idea dei due fantasiosi creatori di questo spettacolo allo stesso tempo delizioso e inquietante è proprio quella di sottolineare questa contemporaneità pur dando uno spazio grande al fantastico, costruendo sopra i punti nodali della storia un'operina rock servendosi magari delle musiche dei Beatles, dei Roxy Music e dei Rolling Stones per «raccontare», cantando, gli indovinelli e le filastrocche del testo. Facendo dunque nostra una metafora celentanesca diremo che l'adorabile, petulante, saputella Alice di Elena Russo Arman è assolutamente rock.

Immaginario per immaginario il mondo fantastico creato per questo spettacolo si concretezza in una tavolozza ricchissima di colori grazie ai trecento bellissimi acquerelli dipinti da Bruni, animati al computer in un flusso continuo di disegni da Frongia. Insetti esotici, alberi mai visti, animali sconosciuti, fra ì quali un gatto del tutto speciale dalla risata sardonica a tutto denti, un mondo sotterraneo - underground appunto - dove tutto è possibile, fanno da sfondo alla scena vera e propria: un muro dove all'improvviso si aprono della porte e delle finestrine dove appaiono, di volta in volta, i personaggi che indossano rutilanti costumi dai colori accesi, copricapo fantasiosi e maschere che ne mutano l'identità.

È sorprendente quello che i tre bravissimi attori che affiancano Alice - Ferdinando Bruni, Ida Marinelli, Matteo De Mojana (suoi gli arrangiamenti delle canzoni eseguite al piano o con la chitarra) - riescono a inventarsi interpretando personaggi diversi, mutando voce, gestualità e costumi con una velocità che non dimentica mai la grazia.

Per costruire un viaggio misterioso e affascinante attraverso lo Spazio e il Tempo (non per nulla personaggi della storia) pensato per adulti che non dimenticano i ragazzini che sono stati e per i ragazzini che vogliono diventare grandi attraverso una conoscenza che sconfina nel sogno, sognando, per l'appunto, un mondo a testa in giù.

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