Luigi Lo Cascio si può considerare a pieno titolo uno dei nuovi grandi attori italiani. Agli esordi teatrali con Patroni Griffi e Federico Tiezzi, Lo Cascio affianca ben presto un’intensa e brillante carriera cinematografica. Nel 2000 l’interpretazione di Peppino Impastato ne I cento passi di Marco Tullio Giordana che gli vale il David di Donatello come miglior attore protagonista; la fama è immediata. Dopo il successo del film lavora con alcuni tra i più noti registi italiani tra i quali Marco Bellocchio e Cristina Comencini.
Per il teatro, recentemente, è stato interprete per Luca Ronconi nello spettacolo Il silenzio dei comunisti vincendo, nell’edizione 2006 il premio UBU, come migliore attore protagonista.
La Caccia è uno spettacolo tratto da Le Baccanti. Sbalzata fuori dal resto degli accadimenti, la trama mette in primo piano l’esperienza particolare del tiranno di Tebe Penteo, la sua decisione di estromettere Dioniso dalla città e la smisurata punizione del dio. Dioniso annebbierà infatti le facoltà mentali del sovrano, per condurlo a una enorme disfatta. In una scena su cui si proiettano le animazioni create da Nicola Console, Luigi Lo Cascio interpreta con grande intensità il caleidoscopio di stati d’animo di Penteo, la sua notte di tormenti e rivelazioni, un uomo rimasto solo e visitato solo da fantasmi che danno forma alle sue allucinazioni. Con La caccia Luigi Lo Cascio e il CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG avviano un nuovo percorso di produzione teatrale. Risale a dodici anni fa, infatti, la prima avventura scenica, ispirata alle tragedie di Euripide, che aveva portato Luigi Lo Cascio a pensare e a comporre Verso Tebe, messo in scena anch’esso con la compagnia di Udine. L’anno prima lo stesso gruppo di attori aveva collaborato con Luigi alla genesi del Labirinto di Orfeo, una drammaturgia collettiva pensata per coinvolgere un unico spettatore al centro di un percorso teatrale dall’intensa dimensione sensoriale ed emotiva.
«La caccia è uno spettacolo tratto dalle Baccanti di Euripide. Nella tragedia, Euripide mette in scena lo scontro micidiale tra un uomo, Penteo, tiranno di Tebe, e un dio, Dioniso, che lamenta il fatto di non essere stato riconosciuto e venerato proprio nella sua città d’origine.
Il conflitto coinvolge tutta la comunità e il corpo sociale è sconvolto.
Alla fine, Dioniso si vendicherà in maniera smisurata.
La sconfitta dei suoi avversari si configura come morte, esilio, distruzione, impazzimento. Sembra che non rimanga nulla sulla scena, se non macerie o deserto.
Cadmo, fondatore di Tebe e nonno sia di Penteo che di Dioniso, rivolgendosi al dio gli dice: “riconosciamo di averti ignorato… hai tuttavia ecceduto nella punizione”.
In che cosa consiste questo eccesso? La caccia è lo svolgimento di questo interrogativo. L’indagine è portata avanti da Penteo, rimasto solo sulla scena e visitato solo da fantasmi, ora solitari, ora raccolti nel coro delle sue allucinazioni. Penteo, che vorrebbe identificarsi totalmente con la propria maschera di tiranno e cacciatore, è in realtà animato da una forte contraddizione. Da un lato respinge Dioniso, ma dall’altro ne subisce la fascinazione.
Comincia per lui una notte di tormenti e di rivelazioni che lo conducono inesorabilmente ad affrontare il dio in un corpo a corpo definitivo. Da cacciatore, Penteo sarà ridotto a preda. E in questa nuova condizione, transitando dalla regalità iniziale all’inedito ruolo di vittima, andrà incontro ad un terribile destino di frammentazione».
Luigi Lo Cascio