ELFO PUCCINI: Costruire una storia: Antonio Attisani

  • Costruire una storia: Antonio Attisani

Fa tappa al Teatro Elfo Puccini il ciclo di incontri Costruire una storia, percorso di riflessione e confronto sul 50esimo anniversario di Santarcangelo Festival nel 2020. Un'indagine a cura di Roberta Ferraresi e dedicata alle direzioni artistiche che si sono avvicendate nella conduzione delle diverse edizioni, la cui mutazione, negli anni, è uno dei caratteri distintivi e rappresentativi del Festival.

Questo sesto appuntamento ha come ospite Antonio Attisani, le cui direzioni artistiche si collocano in un periodo che in Italia – nella politica come nell'arte, nella cultura e nella società – segna uno snodo epocale. È così anche in teatro, e a Santarcangelo, dove le tendenze estetiche cedono il passo a un teatro nuovo e indipendente, mentre la forma-festival appare un limite da ripensare radicalmente.

Antonio Attisani è per due volte direttore: prima, nel 1981, invitato dal teatro di gruppo che allora aveva nella manifestazione uno dei suoi maggiori punti di riferimento, aprendo ad artisti di differenti provenienze, generazioni, linguaggi. La sua seconda direzione artistica – dal 1989 al 1993 – riprende e sviluppa la questione in coincidenza a un periodo di radicale mutazione nell'arte come nella cultura, nella politica, nella società: Rivedere l'orizzonte è il titolo-programma con cui s'inaugura un percorso che approda poi a un progetto triennale posto all'insegna del Lavoro d'arte comune, mirato a trascendere le logiche convenzionali della forma-festival, condiviso da un lato con il "teatro indipendente" – una serie di artisti difficilmente inquadrabili secondo le categorie critiche consolidate – e dall'altro con i suoi "liberi spettatori".

In questa fase, Santarcangelo dei Teatri – che dall'89 diventa "d'Europa", aprendosi progettualmente agli scenari internazionali – aspirava a trasformarsi in un centro all'opera tutto l'anno, configurando nei fatti un'alternativa dove l'indipendenza corrispondeva a un pensiero e a una pratica che si situavano al di là sia delle grandi istituzioni pubbliche sia del teatro privato; la fruizione di prodotti scenici si ampliava alla costruzione di processi pluriennali con gli artisti e alla loro contestualizzazione tramite la messa in campo di diverse possibilità d'incontro con lo spettatore; l'esperienza performativa si ripensava anche in dialogo con altri campi del sapere, dell'arte e della cultura (dal cyberpunk alla filosofia, dalla politica teatrale alla geopolitica mondiale).
E se occorreranno ancora vari anni per consolidare un approccio al Festival di carattere continuativo, processuale, transdisciplinare, le questioni che si pongono in nuce fra anni Ottanta e Novanta risultano per molti versi ancora estremamente attuali. Come scriverà Attisani a ridosso del secondo mandato in occasione della riedizione di Teatro come differenza (1978-1988), fra le sue due direzioni artistiche si era "in mezzo a un guado difficilissimo tra due epoche": "ragionare sul teatro" – allora come oggi – "non si può senza […] guardare al mondo e capire dove va", e chiedersi "dentro a esso che funzione può avere il teatro e nel teatro in che modo stare".

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• Orari: 17:30
• Ingresso libero
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