ELFO PUCCINI: favole della buonanotte

  • favole della buonanotte

In principio era – o, più familiarmente, c'era una volta - un vecchio album di foto, il catalogo di un fotografo americano – Chicago 1860 o giù di lì – trovato a Portobello Road. Ritratti. Facce di donne, uomini, giovani, vecchi, bambini arrivati da un passato lontano coi loro volti seri, resi attoniti dalle lunghe pose, vagamente sinistri e misteriosi. Identità sconosciute, solo un nome in tutta quella schiera di presenze anonime: Fannie Moore, age 14. Gli altri, murati nei loro abiti borghesi, probabilmente i loro più eleganti, a pormi la sfida di un racconto. Personaggi senza autore e senza storia. Così li ho interrogati a lungo, mi sono chiesto a lungo di quali vite fossero il ricordo, di quali naufragi fossero i relitti. Per molto tempo hanno dormito in un cassetto. Poi, piano piano, intuendo forse una via per incrociare la pittura al teatro, ho costruito insieme a loro un'ipotesi di rappresentazione. Li ho riuniti in gruppi familiari, ho inventato per loro relazioni arbitrarie, luoghi fantasma, abitazioni inospitali con scale per fuggire (forse), incubi domestici, echi paurosi di infanzia e sullo sfondo il riverbero di antiche filastrocche vittoriane, ricordi sfilacciati di parole. Solo pochissimi fra loro hanno avuto diritto a una trasfigurazione letteraria: un improbabile Lear con in braccio la sua piccola Cordelia, un Verlaine con Rimbaud, una santa-bambina su una collina in fiamme. Gli altri riuniti in tetre congreghe parentali, spesso ostili uno all'altro nello stesso quadro, a raccontare l'eterna, soffocante storia della famiglia piccolo borghese nei suoi spettrali giardini, nei suoi salotti bui dove i tappeti si trasformano in gorghi di noia, pericolosi come sabbie mobili mentre incombe sul fragile tetto delle loro casette, come un presagio, come una minaccia di future tragedie domestiche, un nuvolone carico di pioggia. Mi è capitato a volte, mentre dipingevo, di scoprirmi un piccolo ghigno malvagio: povere signore, poveri signori, poveri bimbi: chi gliel'avrebbe detto, mentre posavano impettiti a Chicago, che la loro faccia, l'immagine di sè costruita con tanta cura, avrebbe animato centocinquant'anni dopo questi microdrammi, queste favole nere della buona notte. Ma il teatro è anche questo, il teatro ha anche questo potere misterioso: far rivivere i morti, dare loro una seconda chance.
Ferdinando Bruni

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• Ingresso libero
• Orari: la mostra è visitabile nei giorni di spettacolo a partire da un'ora prima dell'inizio.
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