ELFO PUCCINI: L'ELFO E LA DIFESA DEL TEATRO D'ARTE: UNA PRIMA VITTORIA

  • L'ELFO E LA DIFESA DEL TEATRO D'ARTE: UNA PRIMA VITTORIA

• 22 LUGLIO 2016
Nell'apprendere la decisione del Consiglio di Stato in merito alla sospensiva della sentenza emessa recentemente dal TAR e riguardante il nostro ricorso avverso il MIBACT, non possiamo che esprimere soddisfazione per l'equilibrata presa di posizione del collegio giudicante. In particolare per quanto concerne la discussione nel merito fissata, come da noi richiesto, in tempi decisamente brevi, ovvero per il 13 ottobre 2016.
"Considerato, all'esito di una delibazione tipica della fase cautelare, che, come già affermato nel decreto cautelare monocratico n. 2530 del 2016 adottato dal Presidente della Sezione, alla luce di un complessivo bilanciamento degli interessi, occorre dare preminenza a quello volto ad assicurare la continuità nell'esercizio delle attività oggetto di finanziamento pubblico; che, pertanto, la sentenza impugnata deve essere sospesa, con conseguente piena efficacia dei decreti impugnati; che il Collegio ritiene opportuno fissare con celerità l'udienza pubblica di trattazione al 13 ottobre 2016, ai fini della decisione nel merito della presente controversia."
Ordinanza n. 2970 del 22/07/2016

• 2 LUGLIO 2016
DOPO LA SENTENZA DEL TAR CHE HA ACCOLTO LE RAGIONI DEL NOSTRO RICORSO, il Consiglio di stato - VI sezione giurisdizionale, presidente Santoro - ha dato sabato 2 luglio 2016 una sospensiva cautelare provvisoria con decreto urgente monocratico del Presidente stesso in attesa della Camera di consiglio collegiale, già fissata dallo stesso decreto per il 21 luglio, a cui siamo stati convocati, assieme all'avvocatura dello stato che assiste e rappresenta il MIBACT. Lì sarà il Collegio giudicante ad emanare le linee guida che indichino i criteri da seguire per assicurare la continuità del finanziamento al settore dello spettacolo dal vivo dopo l'annullamento del decreto 1 luglio 2014. Le linee guida di un futuro decreto ministeriale ad hoc di sanatoria, oltre alle esigenze cautelari suddette, deve essere in grado di garantire alcuni mutamenti nella normativa che rispettino il merito e i contenuti della sentenza a noi favorevole.

Era ben chiaro da sempre che in caso di vittoria del nostro o di altri ricorsi, la soluzione migliore fosse attraverso questo percorso al Consiglio di Stato, con un sospensiva utile ad aprire una fase transitoria che permettesse modifiche al DM, che fino ad ora erano state possibili solo in maniera assai limitata. Non abbiamo infatti risposto in nessun modo, e continueremo a farlo, a chi ci accusava di portare allo sfascio del settore, perché quello che ci sta a cuore soprattutto è che venga ascoltato il segnale di allarme che abbiamo lanciato, soprattutto come artisti espropriati della loro libertà e autonomia.

UNA FASE NUOVA
Troviamo inutile soffiare sul fuoco, in questo momento. Noi vogliamo tutt'altro che lo sfascio del settore, vogliamo evitarlo. Il processo in atto è stato smosso dai ricorsi, inutile negarlo. I ricorsi hanno portato a una contrapposizione di idee, e ci sono state persone e realtà che hanno spinto per il dibattito, anche sull'onda dei ricorsi - chi c'è tra questi lo testimoniano un anno di interventi che qui sotto riportiamo e la costanza del monitoraggio al decreto di aTeatro e delle Buone pratiche, nonché il documento della Commissione teatro - Partiamo da qui. Perchè questa fase non deve essere quella dei muri ma dei ponti e del dialogo.

È una "storia strana, molto strana, è una storia triste, molto triste" quella che ha portato a costruire un decreto che ha avuto nobilissimi intenti di regolare meglio e con trasparenza un settore, finendo però per snaturarlo nei fatti, spingendo il settore a una concorrenza attraverso i numeri, mettendo in secondo piano arte e qualità, generando un'iperproduzione senza senso, il ritorno ai monologhi per aumentare di continuo il numero delle repliche, con una svalutazione del lavoro in generale e quello degli ensemble di artisti in particolare, veri protagonisti dei processo creativo e di trasmissione del sapere in campo artistico.

Il decreto ha portato all'autosufficienza della parte manageriale e amministrativa, espellendo con volontà ferma gli artisti dalla direzione dei teatri e impedendo di fatto alla loro voce di farsi sentire adeguatamente negli organi di rappresentanza, anche per responsabilità loro, bisogna ammetterlo, di una non matura coscienza dei problemi generali: ma molti errori del decreto nascono da una visione astrattamente burocratica combinata con una astrattamente manageriale del processo creativo, che porta inevitabilmente ad una idea di arte come prodotto, in ultima analisi come merce, e non come processo culturale.

Vorremmo che la nuova fase tenesse conto di queste parole "Un oggetto può dirsi culturale nella misura in cui resiste nel tempo; la sua durevolezza è in proporzione inversa alla sua funzionalità. Quest'ultima è la caratteristica che fa di nuovo sparire l'oggetto dal mondo fenomenico attraverso l'uso e la consumazione. (…) Quando tutti gli oggetti e le cose di questo mondo, prodotti oggi e nel passato, diventano mere funzioni del processo vitale della società, quasi la loro esistenza fosse giustificata solo dalla soddisfazione di qualche bisogno, la cultura è minacciata, e importa poco se i bisogni invocati per questa funzionalizzazione siano di ordine superiore o inferiore" (Hannah Arendt, La crisi della cultura: nella società e nella politica (1961), in Tra passato e futuro, Garzanti, Milano, 1991, pp. 268-269).

PER CONCLUDERE
Non siamo dispiaciuti, anzi, siamo quindi molto contenti della sospensiva provvisoria del Consiglio di stato, che non invalida assolutamente la sostanza di merito della nostra sentenza ma ne sospende provvisoriamente solo gli effetti, permettendo in questo modo al sistema teatrale di sopravvivere ad un vero e proprio vuoto legislativo, ma per il tempo che sarà necessario a fare le modifiche: anche noi vogliamo che si facciano le commissioni e che ci si assegni un contributo per il 2016. E se il Consiglio di stato proporrà delle linee guida conseguenti, vedremo con grande favore un nuovo decreto e attenderemo poi il giudizio di merito del Consiglio di Stato stesso, chiedendo solo, come abbiamo già fatto al TAR, un giudizio di merito anticipato: tra la data del ricorso, 11 settembre 2015, udienza pubblica, 7 giugno 2016, e sentenza, 28 giugno 2016, sono trascorsi nove mesi, il tempo della gravidanza umana.

• 30 GIUGNO 2016
Il Teatro dell'Elfo ha fatto ricorso al TAR del Lazio contro il decreto di riforma dello spettacolo dal vivo varato dal MIBACT. Al ricorso è stato riconosciuta in via cautelare la discussione di merito anticipata e l'udienza pubblica si è tenuta il 7 giugno 2016.

Il TAR Regionale Lazio con sentenza n° 07479, registrata il 28 giugno 2016, ha accolto il nostro ricorso, in particolare:
1) relativamente ai requisiti procedurali e formali del D.M. 1 luglio 2014, col quale sono stati fissati i criteri per l'assegnazione dei contributi in questione ritenendo, in conclusione che "il D.M. impugnato ha natura sostanziale di regolamento ed è stato emanato in violazione delle disposizioni procedimentali di cui all'art. 17 della L. n. 400/1988, che prevede - tra l'altro - il parere obbligatorio del Consiglio di Stato (che non risulta essere stato acquisito)."
2) in merito al fatto che il nuovo sistema introdotto col DM 1 luglio 2014, come attuato dal decreto del 12 giugno 2015, comporti una grave svalutazione del parametro della qualità artistica in violazione dei principi desumibili dagli art. 9 e 33 della Costituzione nonché del principio di ragionevolezza considerato anche nella dimensione del confronto diacronico con la disciplina previgente.
Il Collegio, nonostante l'Amministrazione invochi i benefici di una maggiore "oggettivazione" dei parametri di riferimento, che si basa sull'adozione di indici e di algoritmi, ritiene "che questo sistema finisca con il rappresentare, di fatto, un'abdicazione al difficile ma ineludibile compito di una valutazione (percentualmente ma anche sostanzialmente) adeguata del fattore qualitativo, che solo può giustificare l'intervento finanziario statale in subiecta materia"

Prendiamo atto con soddisfazione dell'accoglimento delle nostre tesi e apprezziamo anche la celerità con cui il Collegio si è espresso. Non possiamo al momento trarre alcuna conclusione in merito agli effetti immediati della sentenza.

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I motivi per cui abbiamo fatto ricorso al TAR "PER DIFENDERE IL TEATRO D'ARTE" sono stati oggetto di ampio dibattito pubblico in rete (vedi articoli a fondo pagina) e sulla stampa di settore (Hystrio), mentre, con la lodevole eccezione di Renato Palazzi su Il sole 24 ore e di Sandro Cappelletto sulla Stampa di Torino, i grandi quotidiani non hanno dato il peso necessario alla vicenda (se non nei blog online come il post-teatro di Anna Bandettini). Trovate raccolti in questa pagina gli articoli e i commenti più significativi, a partire dal primo intervento che Renato Palazzi ha chiesto di Elio De Capitani per il sito delteatro.it, pubblicato il 12 maggio 2015. Era un mese esatto prima che fossero rese note le assegnazioni dei contributi il 12 giugno 2015. I risultati non erano quindi noti, ma De Capitani, studiando a fondo il decreto e rilevandone illogicità e contraddizioni, nell'articolo ne prefigurava i possibili risultati distorti. Che si sono puntualmente verificati.

Abbiamo ritenuto importante tenere nota dei nostri interventi e del dibattito sul tema perché il decreto, nella sua fase applicativa, punendo e premiando spesso senza organicità e logica (e con stravolgimenti importanti che hanno messo in crisi realtà di primo piano) ha finito per produrre una fotografia distorta della mappa teatrale italiana, alterandone gli equilibri con una griglia di parametri assai artificiosi e studiati burocraticamente a tavolino. Una fotografia che tiene poco conto dei fondanti valori artistici che dovrebbe essere il caposaldo del finanziamento pubblico ai progetti.

Il Teatro dell'Elfo - pur ottenendo il riconoscimento di TRIC, Teatro di rilevante interesse culturale - non ha ottenuto l'analogo, adeguato riconoscimento economico, con una perequazione che attendevamo dal 2010, all'atto della inaugurazione della nuova sede. Anzi è ci stato nuovamente decurtato il contributo, toccando paradossalmente il minimo storico. Il processo di ridimensionamento messo in atto dal MIBACT prosegue inesorabilmente da venti anni, dal 1995 fino ad oggi, quando l'Elfo riceveva un contributo di € 1.280.813, pari ad un valore reale attuale di € 1.939.150 mentre ora si è visto assegnare € 1.059.092. Una perdita di valore reale vicina ai 900.000 euro.

Questo ridimensionamento è davvero paradossale: risulta in totale contraddizione con i grandi e riscontrabili traguardi artistici progressivamente perseguiti in venti anni dall'Elfo, i premi vinti negli anni più recenti, la costante crescita della reputazione e della rilevanza culturale del Teatro dell'Elfo. Pure sono in contraddizione e in controtendenza i dati anche meramente quantitativi, che evidenziano una grande espansione del nostro teatro, con una crescita notevolmente accelerata in anni recenti.

La Commissione consultiva per il teatro dello stesso MIBACT ha riconosciuto un punteggio qualitativo di grande eccellenza all'Elfo - con 28 punti su 30, un risultato secondo solo a quello del Piccolo Teatro - e questo fatto rende il nostro ridimensionamento ancora più illogico e sproporzionato.
Ci siamo quindi opposti a questo risultato con il ricorso al TAR, per difendere la nostra sopravvivenza e per chiedere di intervenire e correggere i meccanismi maggiormente contraddittori del decreto che hanno prodotto squilibri e fortissime criticità all'intero sistema.

Un primo fatto nuovo di grande rilevanza è accaduto nel dibattito sui problemi creati dalla applicazione del decreto: la pubblicazione, attesa da mesi, del documento finale della commissione consultiva per il teatro sul sito di ateatro.it. In essa trovano riscontro alcune delle osservazioni che il nostro teatro era stato tra i primi a rilevare e segnalare, anche assai prima che le assegnazioni dei contributi del MIBACT al teatro venissero deliberate.

Il secondo fatto assai rilevante è la decisione di concedere al Piccolo Teatro piena autonomia, assegnandogli automaticamente ogni anno il 6.5% dell'intero FUS del teatro italiano, e quindi liberandolo dalle mille catene e paletti del decreto. La decisione ha creato sconcerto in tanti teatranti, perché in molti ritengono che rendere autonomo il Piccolo ha significato, nel medesimo istante, rendere ancora più gravose per altri quelle stesse catene, danneggiando la corretta concorrenza a livello nazionale e nei territori di apparenza. È una lettura più che legittima, ma il nostro punto di vista, data anche l'esperienza milanese delle convenzioni teatrali conquistate progressivamente da sempre più teatri partendo dai primi apripista, è che il Piccolo debba essere considerato non un privilegiato, ma l'avanguardia di tutti noi, in vista del riconoscimento progressivo di analoga autonomia ai migliori tra TRIC, Teatri Nazionali e Centri.

La terza novità è la delega al governo per un Codice dello spettacolo dal vivo, la tanto attesa legge che archivierà definitivamente questo decreto che non funziona per nulla, come ormai hanno realizzato più o meno tutti, sia nella pubblica amministrazione che tra gli operatori. È la nostra sola speranza.

È molto importante quindi che noi si sia vinto il ricorso al TAR, proprio dal punto di vista dell'interesse generale, per dare un impulso deciso all'avvio del l'iter per il nuovo Codice, con i paletti precisi però che ha stabilito il TAR. La sentenza infatti impone di non deprimere la valutazione della qualità artistica come faceva il decreto e di abbandonare l'idea che possa essere sostituita da un intrico di algoritmi e cifre. Centrando con efficacia l'errore di fondo sostanziale del decreto che è prodotto da una distorsione ipertrofica dell'idea di oggettivazione dei parametri - che si credeva funzionale almeno alla burocrazia di stato ma che in realtà è stata un disastro, una tempesta perfetta pure per gli stessi uffici del Mibact, che hanno pagato un duro prezzo e anche lacerazioni e abbandoni.
Ma che sopratutto ha tenuto in scacco noi già per troppo tempo, alterando la nostra autonomia di progettazione e piegandola a logiche estranee sia ai valori dell'arte che a una corretta e sostenibile gestione economica dell'impresa teatrale.
Dopo questa sentenza, il finanziamento pubblico all'arte deve tener conto prima di tutto dell'arte.

Ordinanza n. 2970 del 22/07/2016

FACCIAMOLACONTA riunisce un gruppo di attori professionisti che si è liberamente costituito per presentare alle Istituzioni richieste di tutela che riconoscano all'attore la centralità che gli spetta nello spettacolo dal vivo. Comunicato Stampa - APPELLO responsabili - Firmatari appello

Credo ancora nel teatro pubblico - Mario Martone - La Stampa, 08/07/2016

Oltre il decreto 2: la Società del Quartetto - di Anna Bandettini - post Teatro Repubblica.it, 04/07/2016

Dopo oltre un anno di attesa il TAR del Lazio ha accolto il ricorso contro il Decreto di riforma dello spettacolo dal vivo - di Renato Palazzi - delteatro.it, 03/07/2016

Sospensiva cautelare provvisoria con decreto urgente monocratico del presidente della sentenza sentenza n° 07479 del 28 giugno 2016 emessa dal TAR - 02/07/2016

Accolta sospensiva sentenza del Tar: niente blocchi del Fus - di Anna Bandettini - post Teatro Repubblica.it, 02/07/2016

Fra decreti e ricorsi, Così il teatro italiano si avvicina al crac - di Andrea Porcheddu - glistatigenerali.com, 02/07/2016

TAR Regionale Lazio SENTENZA n° 07479, registrata il 28 giugno 2016

#BP2016 Oltre il decreto | La guerra tra artisti e amministrazione spiegata dalla filosofia - di Oliviero Ponte di Pino - ateatro.it, 14 giugno 2016

Accolti i ricorsi - Il Tar del Lazio "Decreto-musica da rifare" - di Sandro Cappelletto - La stampa, 09/04/2016

Giocateatro.it | 2 | Un milione di euro al Piccolo Teatro dal FUS… ma da chi arriverà? - ateatro n. 158, 20/03/2016

#BP2016 | Come sono andate le Buone Pratiche del Teatro? (con lo storify della giornata) - ateatro n. 157, 05/03/2016

#BP2016 | Il DM e la sua applicazione: le ricadute del Decreto sulla gestione di teatri e compagnie - di Patrizia Cuoco, ateatro n. 157, 29/02/2016

Le cattive pratiche scacciano quelle buone - Elio De Capitani, ateatro n.#BP2016 157, 29/02/2016

Il teatro d'arte ucciso dal doping? di Elio De Capitani - dal "DOSSIER: Fus, lavori in corso?" di Claudia Cannella e Diego Vincenti, Hystrio, gennaio 2016

Fiorenzo Grassi - presidente Ants – Associazione Nazionale Teatri Stabili d'Interesse Pubblico - sul DM dell'1 luglio 2014 - dal "DOSSIER: Fus, lavori in corso?" di Claudia Cannella e Diego Vincenti, Hystrio, gennaio 2016

Teatro e Fus: ecco cosa dice la Commissione - Anna Bandettini, Post Teatro Repubblica.it, 8/12/2015

FUS: il documento della Commissione Prosa presentato al tavolo tecnico il 4 dicembre 2015 - ateatro n. 156, 04/12/2015

De Capitani: "Una riforma da cambiare. Il ricorso al Tar è per correggerla" - Anna Bandettini, Post Teatro Repubblica.it, 27/11/2015

Decreto sul teatro: la commissione prosa vuole la pubblicazione della sua relazione - Anna Bandettini, Post Teatro Repubblica.it, 25/11/2015

Ordine del Giorno n. G/2111/117/5 al DDL n. 2111 APPROVATO al senato

La riforma del teatro: una buona pratica? Una lettera aperta a Elio De Capitani e ai teatranti italiani sul decreto 1° luglio 2014 e sulla sua applicazione - di Oliviero Ponte di Pino / ateatro n. 156 / 23/11/2015

Un mostro inemendabile. Faremo ogni e ricorso possibile - Sergio Cappellini, La Stampa, 22/07/2015 (pdf)

Dentro la Riforma. Elio De Capitani: "Un peccato capitale non puntare sull'arte" - delteatro.it, 12/05/2015

A teatro la qualità conti di più - Renato Palazzi, Il Sole 24ore, 22/03/2015 (pdf)

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