ELFO PUCCINI: I TURCS TAL FRIUL

  • I TURCS TAL FRIUL

Il 26 ottobre 2015, nella serata di apertura del palinsesto dedicato al 40° della morte di Pasolini, RAI 5 trasmette alle 22.30 i Turcs tal Friul, spettacolo diretto da Elio De Capitani nella versione registrata il 25 agosto 1996 presso l'agriturismo I Colonos e appositamente rieditato dal Teatro dell'Elfo (edizione con sottotitoli).

Scritto nel 1944, questo testo giovanile di Pasolini segna anche il riscatto in lingua del dialetto casarsese, grazie alla straordinaria forza ed espressività poetica, alla tenacia e alla passione ideologica con le quali il grande autore dà voce ai dubbi, alle lacerazioni, ai conflitti che sotto la minaccia turca esplodono tra gli abitanti del piccolo borgo friulano. La vicenda, infatti, rievoca una delle pagine più tragiche della storia di queste terre: l'invasione turca che nel 1499 devastò campagne e paesi intorno all'Isonzo.
Protagonista dei Turcs tal Friul sono i paisàns di Casarsa, sono due fratelli animati da una diversa disperazione di fronte alla morte: "protagonista è la morte, una morte nuova, non il morire, che è un atto della vita, che lascia dopo di sè la memoria, il paese, ma la morte stessa che prende tutto, case, uomini, animali e non lascia nè vita nè memoria dietro di sè. La vita ha in Lussia Colùs, figura che rimanda direttamente alla madre di Pasolini, la rappresentazione struggente e concreta di una fragile madonna da lauda medievale; il morire ha una sua incarnazione vivente nella vecchia Anuta Perlina, che parla come dai confini del mondo e dal fondo dei suoi anni, come se fosse già morta; la morte , inclusa in un primo tempo tra i personaggi e poi eliminata, è invece onnipresente, qui come in tutta la vita e l'opera di Pasolini" (Elio De Capitani). Un dramma tra due estremi, un'azione scenica corale che ha il respiro di una sacra rappresentazione antica.
L'idea dello spettacolo risale al 1989, quando Elio De Capitani inizia a pensare a quale poteva essere la "chiave giusta" per interpretare questo testo. "Voglio tentare l'impresa, non semplice - spiega il regista - di mettere in scena questo testo in un'epoca in cui il mondo torna, se mai l'ha lasciato, sul sentiero delle non più ideologiche ma religiose guerre, pensando agli ultimi della terra, le colonne di profughi che lasciano le loro case con la stessa tristezza negli occhi, in tutto il mondo".

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