ELFO PUCCINI: Giorni Rubati

  • Giorni Rubati

Il punto di partenza nella creazione di questo lavoro è stato il terribile incidente subito da un giovane operaio nostro amico:
Era uno di quegli autunni caldi, che fanno fatica a lasciare strada all'inverno. Era martedì e già pensavo a quello che avrei fatto la domenica. Quella domenica non è mai arrivata e non arriverà mai più. Ora tu fermati e dimmi: sei felice? No, non tra cinque anni, non tra dieci. Adesso, ora - dimmi: tu sei felice?

È qui che comincia la storia di Giammarco M. che una sera di novembre del 2006 – a soli 37 anni – è rimasto schiacciato sotto un cancello di 600 chili che gli ha spezzato la schiena e tolto per sempre la possibilità di camminare.
La storia di Giammarco è la storia di tanti (troppi) altri.
È la storia di chi ha dovuto re imparare tutto, rivedere tutto, riscoprire tutto.
È la storia di una lotta personale che vuole diventare anche una lotta comune, perché si parli di questo problema tremendo, di queste tragedie che ogni giorno colpiscono il mondo del lavoro, come una sorta di guerra sotterranea che nessuno vuol vedere o di cui vuol sentire parlare.

Dopo l'incidente, Giammarco, ha sentito la pressante necessità di mettere per iscritto tutte le conseguenze di quello che gli è capitato: i sentimenti, le trasformazioni fisiche ed emotive, le riflessioni, le domande.
Scrivere ha rappresentato una delle strategie di sopravvivenza da lui adottate, una maniera per elaborare il dolore e andare avanti. È stato un modo per raccontare la sua storia ma anche per mettere ordine a quell'impasto di emozioni e impulsi che ovviamente si agitavano in lui nel periodo immediatamente successivo all'incidente.

Non ti ho sentito
con il tuo fare silenzioso e traditore.
Non ho sentito che volevi aggredirmi.
Pensavi di abbattermi con facilità,
ed invece hai trovato un avversario
che si é piegato ma non si è spezzato.
Lo so, l'ho capito subito
che mi avevi privato
della gioia di camminare,
ma non sei riuscito a fermare
le mie idee e i miei pensieri.
Hai bloccato il mio corpo,
mi hai limitato
e così cambiato il mio orizzonte.
Adesso vedo ciò che prima mi era nascosto,
sono partecipe al dolore,
lo conosco, l'affronto.
Lo so, l'ho capito subito
che mi avevi privato
della gioia di camminare,
ma non sei riuscito a fermare
le mie idee e i miei pensieri.
Hai bloccato il mio corpo,
mi hai limitato
e così cambiato il mio orizzonte.
Adesso vedo ciò che prima mi era nascosto,
sono partecipe al dolore,
lo conosco, l'affronto.
Non farò mai un passo indietro!

Come cambia la vita, come cambiano gli affetti, le amicizie, l'amore, il sesso?
Come e dove trovare la forza per affrontare questo mutamento quando la domanda che ti assilla ogni giorno è Perché, perché a me? – e non c'è altra risposta se non quella delle oggettive condizione di lavoro a cui sono sottoposti migliaia di operai, il ricatto del lavoro che non c'è, l'incubo della crisi, della disoccupazione, dell'emigrazione, le buste paga che non crescono mai, gli orari massacranti, la sicurezza che spesso non c'è perché influisce del 40% sulle spese di un'impresa. Ad essere sottoposta a critica sferzante dovrebbe essere l'intera organizzazione materiale del lavoro. Non c'è un altro perché. Con Giorni rubati raccontiamo una vicenda personale per arrivare ad abbracciare le innumerevoli storie che ogni giorno si consumano in Italia e nel mondo.

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• Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili
• Info: www.rossolevante.it
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