ELFO PUCCINI: il vizio dell'arte

  • il vizio dell'arte

Dalla commedia di Alan Bennett THE HABIT OF ART (2009), inedita in Italia, Ferdinando bruni ed Elio De Capitani leggono la scena di un immaginario incontro tra il poeta Wystam H. Auden e il compositore Benjamin Britten, un dialogo che intreccia nel modo più intimo vita e arte.

«Affrontiamo una lunga scena di più o meno 40 pagine, circa la metà del testo integrale (che tra una-due stagioni convertiremo in spettacolo), e questo cuore del play è fondato sull'espediente narrativo di una prova della messinscena dell'incontro tra il poeta Wystan Hugh Auden e il compositore Benjamin Britten, entrambi ultrasessantenni, una drammaturgia che abbiamo sfrondato degli interventi degli "attori" con domande poste all'autore. Sono circa venti-trent'anni che i due non si vedono. Hanno collaborato una sola volta per il documentario La posta di notte sul servizio postale inglese, di cui Auden aveva scritto i testi e Britten la colonna sonora. Tempo addietro Auden era già famoso, e Britten era alle prime armi. Ora Auden ha lasciato gli Stati Uniti ed è tornato ad Oxford, è un po' meno sulla cresta dell'onda, e Britten è diventato musicista noto e stimato. Britten va a Oxford perché cerca un giovane cantante, un ragazzino che sostenga il ruolo di Tadzio nella sua opera Morte a Venezia. Nella scena tutto comincia con l'incontro tra Auden e una giovane marchetta, senza che nulla succeda perché la marchetta è arrivata un po' in ritardo, e Auden sostiene che tutto doveva ritualmente avvenire (come a lui accadeva a New York) entro le 18. Si salutano. Arriva Britten. Inizia il dialogo tra i due. Britten vuole conforto. Da anni abita a Aldeburgh, dalle parti in cui era nato, e nella comunità in genere molto solidale con lui ha riscontrato un grande gelo su questa sua ultima opera attorno a un'innocenza violata, e si è reso conto che a creare imbarazzo è la storia di un uomo adulto che s'innamora di un giovanissimo. Auden, omosessuale come l'altro, è genero di Thomas Mann e sa che il desiderio estetico, in Morte a Venezia, nasce per un giovanetto di 11 anni. Britten sostiene d'avere paradossalmente paura di un'epoca in cui non ci sarà più niente di vietato, cosa che può rivelarsi dannosa alla creazione artistica. Per Auden l'arte deve riflettere l'uomo, per Britten è consigliabile che ci sia sempre un filtro. Torna in campo la marchetta, che stavolta lega con Britten. Restano fuori alcune eccentricità, come una conversazione tra due rughe del volto di Auden, o un immaginario dialogo tra musica e parola». Ferdinando Bruni e Elio De Capitani

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• Prezzi: intero euro 15 - ridotto euro 12
• Info: TEATRO BELLI piazza Sant'Apollonia 11/a ROMA - Biglietteria 06 5894875
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