ELFO PUCCINI: luna palace

  • luna palace

In occasione dell'apertura (6 marzo 2010) della nuova sede del teatro Elfo Puccini in corso Buenos Aires, si è avviato un proficuo dialogo tra l'associazione per l'arte contemporanea Careof e il teatro stesso. Nell'ambito di questa collaborazione, Careof ha ideato il progetto Luna Palace a cura di Chiara Agnello e Roberta Tentoni, che prevede la realizzazione di una serie di interventi d'artista per gli spazi rinnovati del teatro. Il titolo Luna Palace richiama la struttura esitente nel 1902 dove oggi ha sede il teatro: una grande sala disadorna frequentata da un pubblico popolare, un luogo di spettacoli teatrali eterogenei, ma anche una pista per pattini a rotelle, un toboga, un tiro a segno, una sala da ballo, un baraccone da fiera, un caffé concerto, un labirinto, una "casa misteriosa".

L'opera.
Pierluigi Calignano
La prossima volta
2010
installazione site specific
materiali vari

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Per la grande parete del foyer, Pierluigi Calignano ha creato l'installazione site specific La prossima volta.
L'opera nasce da una riflessione dell'artista sulla specificità del teatro e dal tentativo di bloccare il tempo e la memoria. Collocata nel luogo destinato all'attesa o a rapide soste, La prossima volta rappresenta un meticoloso work in progress a cui Calignano ha continuato a lavorare anche nei mesi successivi alla sua inaugurazione.
Come un metronomo che scandisce il tempo, l'installazione affonda le radici nella storia del teatro Elfo Puccini – alcuni degli elementi di cui si compone provengono dal cantiere di ristrutturazione dell'edificio, sede storica del Puccini – ma proietta al contempo i visitatori in una nuova dimensione temporale. Il teatro è, nelle parole dell'artista, "un luogo sospeso nel quale le cose si succedono, un interstizio che trattiene atmosfere, tracce di storia, memoria di eventi accaduti o di presenze che da lì hanno transitato".
Assi di legno accostate apparentemente in modo casuale, disegni lasciati volutamente incompleti, tracce di qualcosa che non c'è più, si susseguono, come se l'artista avesse trasportato il suo taccuino di studi e appunti su una delle pareti del teatro, ingigantendolo ad una misura impossibile e fuori scala. I pensieri diventano disegni, i disegni diventano sculture. L'opera vive e si impone alla presenza fisica dello spettatore che condivide così con il suo autore pensieri e intuizioni.

L'artista.
Pierluigi Calignano (Gallipoli, 1971) è artista visivo.
La sua ricerca si trova all'incrocio tra scultura e installazione, nel luogo in cui le forme occupano spazi temporanei, quasi sempre definiti da materiali leggeri. Le sue sono inizialmente immagini fantastiche che diventano concrete grazie a semplici quanto sofisticate procedure costruttive.
«La mia ricerca artistica si basa sull'analisi delle apparenze fenomenologiche del reale attraverso la sostituzione dei valori d'uso e di significato negli oggetti e nei materiali.
L'aspetto formale dei miei lavori è in gran parte generato attraverso calcoli matematici e l'impiego di forme geometriche con caratteristiche strutturali, in modo che lo spazio intorno alle mie opere, nella sua interazione con esse, venga coinvolto come facente parte dell'opera stessa, con le medesime funzionalità dinamiche e semantiche. Il mio lavoro ruota intorno all'esigenza di creare oggetti e installazioni senza un unico livello di interpretazione, con un significato aperto all'esperienza dello spettatore, attraverso l'uso di materiali sia convenzionalmente scultorei che elementi effimeri come il suono e la luce.
Le mie opere non sono mai legate a un evento compiuto; interagiscono e si completano nel momento in cui vengono realizzate e prendono forma nello spazio. Le tracce del processo di costruzione rimangono spesso visibili nell'aspetto finale. Il potenziale creativo, la somma di tutte le possibilità derivanti lungo il percorso della genesi dell'opera, sono messi a disposizione dello spettatore, che assume il ruolo di testimone in grado di ricostruire l'evoluzione del progetto. I risultati finali delle opere e delle mie ricerche sono fortemente legati a una sensazione di sospensione del significato e del tempo, che porta in sé una molteplicità di ulteriori possibili sviluppi».

Il progetto.
La prossima volta è stata prodotta nell'ambito di Luna Palace un progetto dell'associazione d'arte contemporanea Careof DOCVA per il teatro Elfo Puccini, a cura di Chiara Agnello e Roberta Tenconi, nato in occasione dell'apertura della nuova sede del teatro nel 2010.
Luna Palace prevede una serie di interventi d'artista in dialogo con la programmazione del teatro e con il suo pubblico, atti a trasformare o ripensare aree normalmente non occupate dalla rappresentazione scenica in scatole magiche. Il titolo richiama infatti la struttura esistente nel 1902 dove oggi ha sede l'Elfo Puccini: una grande sala frequentata da un pubblico popolare ed eterogeneo, luogo dei più vari spettacoli teatrali ma anche pista per pattini a rotelle, toboga, tiro a segno, sala da ballo, baraccone da fiera…

L'opera.
Davide Savorani
No time to show (Club Epoc-)
2011
neon

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Per il teatro Elfo Puccini, Davide Savorani ha ideato Club Epoc- un intervento presentato nella sala Pina Bausch il 26 e 27 maggio 2011, in collaborazione con i performer Marco Mazzoni (Kinkaleri), Michelangelo Miccolis e il ricercatore in filosofia Diego Donna.
Sviluppato contemporaneamente alla mostra Green Room presso Careof DOCVA, Club Epoc- ne ha condiviso le riflessioni sul concetto di ‘epoché', inteso come ‘sospensione del giudizio'. Per due sere consecutive la sala teatrale è divenuta una zona attiva e di produzione, allestita con alcuni elementi scenografici selezionati dal magazzino del teatro stesso: residui del passato che, svincolati dallo spettacolo, hanno assunto un nuovo ruolo. In questo set, illuminato dalla frase al neon No time to show, un club di figuranti, guidato dal coreografo Marco Mazzoni, è stato impegnato nelle prove di una possibile performance che non ha mai avuto luogo.
Nei due giorni di apertura di Club Epoc-, il pubblico ha condiviso lo spazio con i performer, le sculture, i costumi e gli oggetti di scena: un ambiente instabile, un contesto dinamico dove è stata messa in luce la fase di lavoro che precede l'esibizione. Il backstage è diventato on stage.
La scritta al neon No time to show, parte fondante di Club Epoc-, adesso installata in alto su una delle travi, rappresenta per il visitatore che si aggira tra i corridoi del teatro un monito estremo.

L'artista.
Davide Savorani (Faenza, 1977) è artista visivo. Dopo essersi diplomato all'Accademia di Belle Arti di Ravenna, ha preso parte come performer a progetti con la Socìetas Raffaello Sanzio, Kinkaleri, Fanny&Alexander, ZimmerFrei e Invernomuto.
Savorani realizza installazioni in cui si combinano diversi media: il disegno, la scultura, la fotografia e la performance.
Il carattere attivo, processuale e relazionale presente nella sua pratica, è una risposta alla nozione dello spazio espositivo inteso come un'area statica per oggetti inattivi. «Essere in un teatro, prima come spettatore e poi come performer, mi ha permesso di entrare fisicamente all'interno di quello spazio in cui realtà e artificio collidono e contemporaneamente si mischiano. La macchina scenica, con le sue dinamiche che si sviluppano alle spalle dello spettacolo, mi ha portato a riflettere sulla relazione tra l'opera e lo spazio cui è stata destinata, in cui prende vita.
Ogni luogo è connotato da un carattere flessibile, che ci consente di gravitare attorno a questo spazio proiettandovi simultaneamente un tempo illusorio, collocato altrove.
Al sito – termine interessante la cui etimologia rimanda al lasciar andare, allo stabilirsi e all'ammuffirsi – sovrappongo una situazione e un carattere temporale che sono in relazione ad esso e alla sua potenziale alterità. Quest'attitudine non mira al nascondimento: al contrario, ciò che mi interessa è proprio l'azione del sovrapporre, come fossi uno spettatore con lo sguardo rivolto verso una linea che si colloca tra lo stage e il backstage. In questa intersezione fondo il punto di partenza della mia ricerca».

Il progetto.
L'opera No time to show (Club Epoc-) è stata prodotta nell'ambito di Luna Palace un progetto dell'associazione d'arte contemporanea Careof DOCVA per il teatro Elfo Puccini, a cura di Chiara Agnello e Roberta Tenconi, nato in occasione dell'apertura della nuova sede del teatro Elfo nel 2010.
Luna Palace prevede una serie di interventi d'artista in dialogo con la programmazione del teatro e con il suo pubblico, atti a trasformare o ripensare aree normalmente non occupate dalla rappresentazione scenica in scatole magiche. Il titolo richiama infatti la struttura esistente nel 1902 dove oggi ha sede l'Elfo Puccini: una grande sala frequentata da un pubblico popolare ed eterogeneo, un luogo dei più vari spettacoli teatrali, ma anche una pista per pattini a rotelle, un toboga, un tiro a segno, una sala da ballo, un baraccone da fiera.

L'opera.
Giovanni De Francesco
I want to be loved. I have to be loved
2012
installazione site specific
materiali vari

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Con I want to be loved. I have to be loved (2012), Giovanni De Francesco apre una riflessione intorno al tema del ritratto e della maschera. Dalla grande parete adiacente alla sala Shakespeare fa affiorare due superfici ovali smaltate e un altorilievo in gesso poco più grande di una testa che, per forma e colore, possono essere ricondotti a volti umani dai lineamenti solo abbozzati. Anche il rosa dell'incarnato è uniformato e reso campitura neutra, quasi a voler rendere ancora più silenti maschere già incapaci di amplificare il suono della voce.
I tre elementi, dal carattere fortemente simbolico, sono posti a dialogo con un imponente sipario in velluto, un filtro che suggerisce l'esistenza di uno spazio al di là di esso. "Mi interessa la forza potenziale di questo confine" sottolinea De Francesco. "Come in altri miei lavori, il nascondere, il deformare, il filtrare sono dispositivi che, celando, amplificano l'attenzione sul soggetto stesso".
Con questo intervento, nel luogo preposto alla rappresentazione, l'artista, mette a nudo una sua riflessione sulla difficoltà di essere attori – nel senso più ampio del termine - nella contemporaneità. Mette in atto una scena celata, un racconto sospeso in una dimensione di infinita attesa, che sembra dar forma allo stato della rappresentazione e alla sua crisi.
Il progetto si completa nella realizzazione del manifesto 50x70 cm, inteso come dispositivo autonomo e capace di creare un cortocircuito tra l'opera e la sua comunicazione. Qui, l'immagine dell'artista è accompagnata da una citazione del film Opening Night di John Cassavetes che ben delinea il ruolo dell'attore nel suo rapporto dialogico con il pubblico: I want to be loved. I have to be loved.

L'artista.
Giovanni De Francesco (Bergamo, 1976) vive e lavora a Milano.
Interessato a creare rappresentazioni la cui lettura non sia univoca e conclusa, ma "aperta"  all'ambiguità dei significati e agli abbagli visivi, genera opere contraddistinte da una rigorosa sintesi formale.
Le sue creazioni sono generalmente sculture o installazioni che contemplano l'uso di differenti media, dalla pittura alla fotografia, dal video al suono. Il soggetto nasce dall'attenzione all'esistente, ma subisce poi un processo di astrazione, suggerito talvolta dall'evoluzione delle forme e dall'alchimia dei materiali. Il risultato restituisce figure archetipiche e di forte valenza simbolica.

Il progetto.
I want to be loved. I have to be loved è stata prodotta nell'ambito di Luna Palace un progetto dell'associazione d'arte contemporanea Careof DOCVA per il teatro Elfo Puccini, a cura di Chiara Agnello e Roberta Tenconi, nato in occasione dell'apertura della nuova sede del teatro nel 2010.
Luna Palace prevede una serie di interventi d'artista in dialogo con la programmazione del teatro e con il suo pubblico, atti a trasformare o ripensare aree normalmente non occupate dalla rappresentazione scenica in scatole magiche. Il titolo richiama infatti la struttura esistente nel 1902 dove oggi ha sede l'Elfo Puccini: una grande sala frequentata da un pubblico popolare ed eterogeneo, luogo dei più vari spettacoli teatrali ma anche pista per pattini a rotelle, toboga, tiro a segno, sala da ballo, baraccone da fiera…

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• Le opere sono visionabili dagli spettatori del teatro Elfo Puccini in concomitanza con gli spettacoli. Eventuali visite specifiche andranno concordate con l'ufficio promozione (tel. 02 00660631 lunedì-venerdì dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 17:00)
Careof DOCVA, Organization for Contemporary Art
Fabbrica del Vapore, Via Procaccini 4, Milano - www.careof.org - www.docva.org
Careof è un'organizzazione non profit per la promozione della ricerca artistica contemporanea attiva a Milano dal 1987. Careof produce e presenta mostre, eventi, videoscreening. Promuove un programma di didattica attraverso workshop, conferenze e laboratori per utenze diversificate. Svolge inoltre servizi di documentazione e archiviazione sulle arti visive attraverso il centro specializzato DOCVA Documentation Center for Visual Arts. L'associazione ha sede alla Fabbrica del Vapore di Milano, dove cura e gestisce il programma di residenze per creativi FDV Residency Program
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